Quando Fabijanić con il suo progetto di ripristino della fatiscente Chiesa di San Giorgio, grazie a un gioco di coincidenze, finalmente entra nella città di nuovo sulla direzione nord del Cardo, tutte le ragioni per una riflessione e tutte le procedure formali sono già state espresse. Non al livello delle ricette, ma al livello degli ingredienti. Questo è il motivo per cui ogni volta, lo stesso campo tematico ha come risultato la stessa ricchezza manifestazionale. Quindi, a San Giorgio si conferma un precedente tentativo verso la gesamtkunstwerk diventando evidente non solo nel senso architettonico-designer del termine. Il pensiero dell’architetto è unito al pensiero del pittore.

Il vero senso architettonico rimane nascosto nell’oggetto, esplicitando il suo volume indirettamente, perchè l’architettura costruisce forme solo su piani o margini, su superfici e linee. Qualsiasi altra cosa è un’illusione di rappresentazione al di fuori del proposito dei valori autenticamente architettonici. I veri fenomeni della forma architettonica rimangono bloccati nella pienezza del muro. “Il muro qui rappresenta una metafora per l’architettura, per l’atto formale di creare lo spazio, un frammento di una composizione più profonda e più grande. Il muro è semplicemente un limite che definisce cosa c’è davanti e cosa c’è dietro…” queste le parole di Fabijanić durante un’intervista.

Nella Chiesa di San Giorgio, egli lascia un’apertura nel muro quadrata e opaca, una cicatrice causata dalla rimozione del materiale, inizialmente destinata alla collocazione del Gesù in croce di Šebalj’. In questo frammento mancante che indirizza la nostra attenzione verso lo spessore non noto del muro, spunta tutta la potenza tettonica dell’antico edificio in pietra. Togliere il materiale aggiunge alla nostra immagine dell’oggetto, come l’autore riconosce il suo obiettivo. Il muro come profondità, il muro che si piega e si distende in una ricerca estenuante: abbandonare l’esterno o unirlo all’interno? Inspessire o assottigliare questa barriera, essendo entrambi l’elemento attraverso cui si passa e insieme quello attraverso cui si guarda? Questo è il modo secondo il quale l’insieme di porte rotanti e delle membrane in vetro si sta creando. La penetrazione nell’asprezza della pietra del nuovo muro esterno e il vecchio muro interno nell’eleganza degli intonaci si traducono in nuovi materiali, legno e vetro. Un nuovo strato che parla del vecchio nella sua trama trasposta. Šebalj’ non sta forse facendo la stessa cosa? Sulla tavola in legno coperta di foglia d’oro che a stento lascia ancora intravedere le griglie di applicazione, inspessisce la silhouette della croce versandoci della vernice plastificata quasi che dà corporalità, per poi scoprire con i suoi graffi gli strati del materiale, ferendo la pittura quasi come Gesù fu ferito dalle spine.

Piani e linee. Lo stesso atto di vedere attraverso le forme non si sta quindi esplicitando grazie al pittore e all’architetto, ma in diversi modi?

Questo ci dice che la loro collaborazione non è una semplice giustapposizione, ma rispecchia il loro stesso mestiere, cioè la riflessione sul vedere attraverso le forme. San Giorgio, un contrappunto* fatto di vetro e legno, di pietra e intonaco, che si piega e di distende come un origami in una complessa visione di un ensemble di aperture. Fabijanić apre un dialogo tra piani, bordi, trame e griglie. I mezzi architettonici oscillano tra superfici, line, colori e tratti. Sta lavorando al tema dell’entrare e dell’uscire attraversando una esperienza tattile completa. Realmente, la possibilità di dare fisicità ad un movimento è stato integrato da un’immagine dall’apparenza trasparente della forma. Non solo letteralmente, ma anche fenomenologicamente.

Nome del progetto: S. George’s Church, Pag
Gruppo di lavoro: architect Nenad Fabijanić
Sito: www.nenadfabijanic.hr
Contatto: nenad.fabijanic@arhitekt.hr
Localizzazione del progetto: Pag, Croatia
Periodo di realizzazione: 1986. – 1994.
Architetto guida: Nenad Fabijanić
Design Team: Božidar Uršić,  Kruno Dvorski

Photo credits: Damir Fabijanić

                                                                                                         Traduzione a cura di Eugenia Di Biase