Non solo cere. Giuseppe Rosini e le sue realizzazioni artistiche.

Luca Capannolo 

La duttilità è una delle caratteristiche principali della cera, una plasticità che ben si accompagna al calore, alla luce e al movimento; capace di passare dallo stato liquido a quello solido e viceversa, morbida e dura, statica e dinamica, essa si conferma come uno dei materiali più versatili in circolazione. Sdoganare la cera dai soli ambiti funzionali e renderla invece un ‘materiale d’arte’ è la missione del fiorentino Giuseppe Rosini, che con le sue creazioni ha inaugurato un nuovo filone artistico.

Scultore per vocazione, artista e artigiano nello stesso tempo, ha lasciato la professione di avvocato per dedicarsi allo studio delle potenzialità della paraffina e, di conseguenza, alla progettazione e alla realizzazione di sculture in cera intagliata. La maestria dell’artista emerge nel saper abbinare nella struttura delle sue paraffine la luce, non più intesa come gioco di sfondo ma come elemento organico dell’opera, con la particolarità durezza delle singole cere: luminosità e durezza permettono la nascita di particolari sculture traslucide dal forte potenziale luminoso.

Frutto di questa originale sperimentazione sono tre categorie di opere, illuminabili da sorgenti Led oppure dalla più tradizionale fiamma liberale Lampadescultura, realizzazioni tridimensionali composte da un unico o più elementi accostati liberamente, i Pannelliscultura e, infine, i Ceriscultura, presenti nella cattedrale di Santa Maria del Fiore e nel Battistero di Firenze.

I Ceriscultura fanno parte di un vero e proprio progetto artistico che mira a unire arte e fede, luce e mistero, maestria artistica e kerigma: nato per impulso dell’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, promosso dall’Opera di Santa Maria del Fiore e dal Capitolo Metropolitano Fiorentino, il progetto va avanti dal 2011 ed ha portato alla realizzazione di oltre sessanta  ceri scolpiti e intagliati dotati di un innovativo sistema di alimentazione ad olio (ideato e brevettato dallo stesso Rosini) permanentemente installati all’interno della Cattedrale e del Battistero.

I “ceriscultura”, grazie al singolare texture realizzato a mano e alla pratica adattabilità, si riescono ad armonizzare molto bene con l’ambiente. Le realizzazioni spiccano per il delicato sistema di intarsi e lavorazioni a mano, la loro presenza non crea contrasto ma delicata armonia. Nella sua lunga esperienza Giuseppe Rosini ha ideato una particolare tecnica di condensazione della materia in cui riesce sia a riproporre sulla cera le sfaccettature e le venature tipiche di altri materiali sia ad ottenere effetti del tutto inediti.

Quello che ha coinvolto il Battistero e il Duomo del capoluogo toscano è la traduzione pratica di un più ampio piano artistico in cui le cere, creazioni in equilibrio tra design e scultura , sono le vere protagoniste. Il progetto ha visto una prima fase di realizzazione iniziata nel 2011 con l’installazione sul recinto marmoreo del coro bandinelliano di ventidue ceriscultura caratterizzati da una superficie opaca e sfaccettata che rompe e assorbe la luce riducendo ai minimi termini l’impatto visivo dei tanti ceri disposti intorno all’altare ed al contempo conferisce ai ceri stessi un aspetto “antico”, cui ha fatto seguito, in occasione della visita del Santo Padre del 2015, la creazione di 7 ceriscultura monumentali per il dossale dell’altare maggiore, i più grandi al mondo a corpo interamente cavo, ispirati ai decori di un tessuto fiorentino con motivo a inferiata realizzato negli stessi anni, ossia a fine Quattrocento, in cui Benedetto da Maiano intagliava il Cristo ligneo che i ceri vanno oggi ad adornare.

Con la seconda e più recente fase del progetto l’installazione dei ceri scultura è andata ad estendersi alle edicole in breccia medicea, progettate nel Cinquecento da Bartolomeo Ammannati per il Duca Cosimo I, che ospitano le statue degli apostoli e dei profeti. Tale ampliamento  ha previsto  una rinnovata forma delle opere in funzione della luce quale elemento simbolico legato alla fede. Per ciascuna edicola è stata realizzata una coppia di ceriscultura con texture intagliate ispirate ad un  ceppo arso da fiamme vibranti. I richiami sono molteplici se pensiamo, solo per fare alcuni esempi, al fuoco che nell’Antico Testamento arde gli arbusti senza bruciarli quale segno della presenza divina o alla discesa dello Spirito Santo sugli apostoli sotto forma di fiamma nel Nuovo Testamento, o ancora alla metafora del fuoco che si trasmette da torcia a torcia, utilizzata dai teologi del secondo secolo per spiegare la natura divina di Cristo “lumen ex lumine” generato e non creato dal Padre.

È interessante poi notare come la superficie di ciascun cero/ceppo sia intagliata, ossia “arda”, nella sola parte che guarda verso il Cristo ligneo posto sul dossale dell’altare maggiore. In tal modo i ventiquattro ceri sparsi in tutta la cattedrale, come ventiquattro “girasoli” rivolti tutti verso il medesimo astro,  vanno a legarsi l’uno con l’altro in un’unica rappresentazione che trova la propria ragion d’essere in Cristo portatore di Luce.

Senza dubbio l’esperienza di Giuseppe Rosini conferma la possibilità di poter combinare necessità liturgiche, estetica e innovazione all’interno di luoghi che alle spalle hanno una tradizione secolare e una lunga storia di fede e di arte.

 

 

Le foto sono per gentile concessione dell’artista © Giuseppe  Rosini.