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Paolo VI e gli artisti: “Siete i custodi della Bellezza nel mondo”

L’11 dicembre 2014 presso la chiesa di San Raffaele a Milano si è tenuto nell’ambito dell’iniziativa “L’occhio ascolta” l’incontro intitolato “Il Beato Cardinale Giovanni Battista Montini: modernità e arte” condotto da Giselda Adornato e da Maria Antonietta Crippa.

«Giovanni Battista Montini è stato un intellettuale di gran rango, uomo di cultura internazionale approfondita e affinata negli anni della nunziatura a Parigi. Vicino alla filosofia di Jacques Maritain, amico di Jean Guitton autore della sua biografia spirituale, attento alle avanguardie, sensibile ai movimenti e alle idee che attraversano il primo Novecento europeo, ebbe modo di conoscere e di frequentare, fra gli altri, Cocteau e Severini, Chagall e Rouault e di riflettere sui testi di Paul Sérusier e di Maurice Denis. Temperamento riflessivo e tendenzialmente pessimista, Giovanni Battista Montini sapeva che ricomporre il divorzio fra arte e Chiesa era impresa ardua, al limite della temerarietà e tuttavia riteneva, da intellettuale e da pastore, che l’azzardo andasse tentato, che il cattolicesimo non poteva sottrarsi al confronto con la realtà artistica del nostro tempo».

Così scrive Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, nel catalogo dedicato grandioso percorso espositivo inaugurato il 16 ottobre scorso. E aggiunge, più avanti: «Per Paolo VI l’artista è chiamato a rendere visibile, nella pienezza della sua libertà espressiva e quindi nell’esercizio della sua spontaneità di “creatore”, ciò che è trascendente, inesprimibile, “ineffabile”».

Nei monumentali spazi del Braccio di Carlo Magno è stata allestita la mostra “Paolo VI e gli artisti”, rimasta aperta fino al 15 novembre 2014, che ha ripercorso uno degli aspetti della biografia di quel Pontefice che ha inaugurato il dialogo tra la Chiesa e l’arte nella modernità. Promossa dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, la mostra ha celebrato il rapporto privilegiato di Papa Paolo VI con gli artisti – e con il mondo dell’arte in generale – attraverso un’esposizione che è stata organizzata sulla base di un criterio prevalentemente cronologico. Sculture, dipinti, carte e volumi sono affiancati, inoltre, da una selezione di fotografie storiche provenienti dagli archivi dei Musei Vaticani, dell’Osservatore Romano, e dei fotografi Felici che dall’Ottocento sono i fotografi papali.

Ricordiamo che la Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani fu inaugurata da Papa Paolo VI il 23 giugno 1973, da lui voluta con forte interesse. Nel 2004 venne pubblicato a cura di Micol Forti il volume dedicato alla Collezione, intitolato I Musei Vaticani e l’arte contemporanea. Accanto alle opere presenti nel percorso espositivo, vi è una piccola selezione di documenti fotografici che testimoniano il legame tra Paolo VI e gli artisti: un’antologia di scatti, selezionati negli archivi dei Musei Vaticani, de L’Osservatore Romano e di Fotografia Felici, che illustrano vari momenti di questo legame tra cui, per fare un esempio, la presenza di Papa Paolo VI a Firenze dopo l’alluvione del 1966. Sappiamo che egli ritenne il Crocifisso di Cimabue la vittima più illustre dell’alluvione.

 

Il catalogo, pubblicato dalle edizioni dei Musei Vaticani, con una presentazione di Antonio Paolucci, contiene i testi della curatrice della mostra, Francesca Boschetti.

«Si tratta di un catalogo che propone le tappe più significative del percorso intellettuale di Paolo VI, della sua dottrina e del suo rapporto con l’arte e con gli artisti. La spiegazione è arricchita da fotografie storiche, da riproduzioni di opere dalle collezioni vaticane, tra cui dipinti e sculture di artisti attivamente partecipi al Pontificato montiniano; e, ancora, da ritratti del Papa, da appunti e da documenti d’archivio. Il leit motif è il dialogo tra arte e Chiesa, promosso attraverso molteplici eventi che hanno fatto la storia dei Musei Vaticani. Primo fra tutti, il discorso agli artisti in Cappella Sistina del 7 maggio 1964, e la fondazione della Collezione d’Arte Contemporanea il 23 giugno 1973, quindi l’allestimento delle prime mostre negli anni successivi, fino all’inaugurazione della Porta del Bene e del Male di Luciano Minguzzi nella Basilica di San Pietro avvenuta il 26 settembre 1977. In chiusura, l’elenco delle opere in mostra».

Francesca Boschetti, per quale motivo si è puntato su questo aspetto della vita di Papa Paolo VI, sul suo legame con l’arte?

«Non dimentichiamo che la sessione di Arte Contemporanea all’interno dei Musei è una creatura montiniana: ideata, voluta e inaugurata da Papa Paolo VI. Questa passione per l’arte è coltivata da Montini fin dagli anni giovanili. Come disse il pensatore francese Jean Guitton (1901-1999) – che divenne suo amico a partire dai primi anni Cinquanta – quella del giovane Montini per l’arte è stata una vocazione alternativa che poi è stata vinta da quella sacerdotale».

Da che cosa si può notare, e quale è il punto di partenza di questo interesse?

«Il primo articolo di Montini sull’arte risale al 1929: si tratta di un articolo che riguarda la critica d’arte e si può perciò comprendere che il suo interesse per l’arte non fu solo un amore ma una conoscenza approfondita. Non dimentichiamo, inoltre, che Montini era vicino alla filosofia di Jacques Maritain e che conobbe gli artisti che frequentavano la casa dei Maritain. Ebbe modo di conoscere e di frequentare artisti come Cocteau e Severini, Chagall e Rouault».

Che cosa rappresenta il discorso agli artisti del 7 maggio 1964?

«Nel discorso agli artisti che tenne in Cappella Sistina il 7 maggio 1964, un anno dopo la sua ascesa al trono di Pietro, Montini elabora e propone una vera e propria dottrina estetica. In questa occasione si può vedere il coronamento di un suo percorso precedente che assume, stavolta, una valenza diversa. Convocando gli artisti, Papa Montini vuole ricolmare un divario che si era creato rispetto a una tradizione – e la Cappella Sistina è emblema di quella tradizione del dialogo tra Chiesa e arte».

Che cosa rappresenta la Collezione d’Arte Contemporanea per Papa Paolo VI?

«La Collezione d’Arte Contemporanea non è uno specchio del suo gusto, ma vuole essere fin dalla sua realizzazione un documento dell’arte del Novecento, una Collezione dedicata all’arte del Novecento senza preferenze ma che potesse aprire a un senso del religioso nell’arte, che potesse comunicare un movimento spirituale che è interno all’uomo contemporaneo. Vi fu con questa Collezione un’apertura a qualcosa che non era scontato che potesse essere accolto: il dialogo con l’arte contemporanea. Papa Paolo VI voleva ricucire un rottura, ed accogliere gli artisti nel 1964 fu davvero un evento particolare».

 

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