ARMONIE COMPOSTE

17 maggio – Abbazia di Praglia, Seconda  Giornata

Acqua e terra nei paesaggi monastici: gestione, cura e costruzione del suolo

 

Molto interessante è stata la seconda giornata di studi che ha visto i convegnisti e i relatori visitare -guidati da P. Franco Trolese, Stefano Zaggia e Silvia Piovan- la corte di Corezzola e le attigue strutture dalle quali s’irradiò nei secoli, grazie ai monaci, la gestione del territorio e delle acque permettendo la bonifica di ampi territori che, nella fattispecie, permisero il mantenimento di numerose famiglie. Le visite sono poi proseguite con l’esplorazione dell’impianto deputato alla gestione delle acque ora affiancato al Museo delle idrovore, gestito dal Consorzio di Bonifica; all’interno di questa struttura, oltre al museo, i visitatori sono stati guidati alla scoperta dei macchinari e delle turbine necessarie per il mantenimento dei livelli delle acque dell’intero territorio.



 

Nel pomeriggio Dario Canzian -Università di Padova- ha descritto com’era la città medievale, organismo non autosufficiente che abbisognava di derrate, di movimentazioni d’acqua e statuti precisi per la sua amministrazione. Petrarca descrive in maniera precisa le necessità e i problemi della città medievale fra i quali l’allevamento dei maiali. Con l’intervento dal titolo “Acqua e igiene pubblica nella città medievale”, quindi, vengono tratteggiate le necessità e le caratteristiche delle città fra XIII e XIV secolo dal punto di vista igienico (gestione dello smaltimento delle acque reflue, piovane e dell’uso dell’acqua).

La seconda relazione della giornata, esposta da Francesco Trolese dell’Abbazia di Santa Giustina a Padova, ha avuto per titolo “Monasteri e acque, uno sguardo europeo”. La prima immagine, fondamentale per conoscere l’organizzazione degli organismi monastici, è la pianta di San Gallo, disegnata in uno scriptorium a Reichenau nel terzo decennio del IX secolo. Padre Francesco analizza l’importanza dell’acqua e degli spazi ed essa dedicati, individuando in vari esempi le funzioni comuni, l’uso dell’acqua e della captazione della stessa. Di seguito, nell’immagine della pergamena su cui è tracciata la pianta della Certosa di San Marco a Vedana, in alto s’individua la posizione della fons viva, mentre in basso si trovano la peschiera e il corso dell’acqua nella parte meridionale dell’edificio; questa certosa rispecchia i dettami benedettini di auto-sussistenza. Il quadro tratteggiato dal Padre si conclude con vari esempi di monasteri europei e del rapporto fra strutture e corsi d’acqua.

Matteo Melchiorre della Biblioteca, museo e archivio comunale di Castelfranco Veneto, interviene su “Terra e acqua nel Medioevo; casi di studio e metodologia”. Inizialmente pone delle basi sulla metodologia e le fonti da consultare per analizzare l’uso e l’approccio alle acque; sostiene che gli estimi in questo caso sono molto utili. L’interazione fra umanità, acqua, urbanizzazione e territorio è interessante per vari motivi e può essere analizzata rispetto alla quotidianità, in questo caso anche grazie all’analisi puntuale di una cronaca redatta da un nobile e canonico bellunese: Clemente Miari. In questo diario-cronaca, egli sottolinea l’importanza dell’acqua, in varie forme e modi. L’acqua battesimale è quella più citata. Miari usa sistematicamente, inoltre, il termine “acqua dell’angustia” (pane e acqua), che è quella della privazione e del mantenimento della pura esistenza. Cita numerosi casi dell’acqua come elemento pericoloso, insidioso sia per il viaggiatore sia per la popolazione. Varie, quindi, sono le tematiche dell’acqua trattata nelle cronache, sempre con spunti e analisi molto attente.

“Acque e suolo in Veneto dall’età moderna alla età contemporanea”, relazione tenuta da Francesco Vallerani -Università Ca’ Foscari di Venezia-, descrive le emergenze idrauliche presenti all’interno del territorio veneto ponendo l’intervento su basi di analisi geomorfologica e studio delle acque. L’analisi si sofferma anche sul problema della sedimentazione che, già dalla prima età moderna, è presa in considerazione sia in ambito monastico sia dalla Serenissima.

Interessante è lo studio della cartografia e delle fonti manoscritte in cui sono riportati sia i corsi dei fiumi sia gli studi sull’acqua in relazione anche alla flottazione del legname. “Elogio della quotidianità anfibia” inciso che identifica pienamente il rapporto fra urbanizzazione, coltivazione, fortificazione e acqua, sia nei paesi nordici sia nei territori storici della Serenissima. Importante il parallelo fra idraulica (storica) e pittura e l’analisi del benessere rigenerativo che si ha in relazione con il corso d’acqua; richiama la ricerca di Roger Deakin, “Diario d’acqua. Viaggio a nuoto attraverso la Gran Bretagna”: esperienza sensoriale che consente di entrare addentro alle dinamiche naturali più profonde.

Federico Bulfone Gransinigh




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PRAGLIA, LA PRIMA GIORNATA DI SEMINARI “ACQUA E TERRA NEI PAESAGGI MONASTICI”

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