ARMONIE COMPOSTE

16 maggio – Abbazia di Praglia, Prima Giornata

Acqua e terra nei paesaggi monastici: gestione, cura e costruzione del suolo

 

Il progetto “Armonie composte”, a cura di Elena Svalduz e Gianmario Guidarelli -docenti presso l’Università di Padova-, si propone di fornire la conoscenza del sistema benedettino di progettazione e cura del territorio e di riflettere sulle impellenti problematiche ambientali. Quest’anno il tema scelto ha come protagonista l’acqua. Le valenze simboliche, culturali, paesaggistiche e storiche di questo elemento così importante per la costituzione dei grandi patrimoni rurali dei Benedettini e, in generale, per l’intera Storia monastica, verrà analizzato da specialisti nazionali e internazionali nelle giornate dal 16 al 18 maggio.

La prima giornata, dopo una visita guidata effettuata da parte del Priore dell’Abbazia di Praglia, l’Abate Norberto Villa, alle strutture che compongono quest’antico e ancora attivo complesso monastico, si è svolta con una serie d’interventi eterogenei che hanno tratteggiato elementi salienti della storia, dell’arte, dell’architettura e della produttività legata all’acqua e al paesaggio monastico, nei secoli.

Dopo i saluti istituzionali, i due curatori di quest’edizione, Dario Canzian e Giovanna Valenzano – entrambi dell’Università di Padova-, hanno moderato gli interventi. Il primo a relazionare è stato l’Abate Norberto Villa con un intervento dal titolo “Norberto Villa: Acqua e monastero. Una lettura teologica fondata riflessa e comunicata nella teologia narrativa”, il quale ha dottamente analizzato la simbologia dell’acqua attraverso una lettura teologica delle fonti. Sono stati riportati vari passaggi delle Sacre Scritture nei quali l’acqua è vista come elemento di vita, “acqua viva” quale espressione dello Spirito Santo e di Dio. L’Acqua diviene segno di vita e di trascendenza L’affermazione più comprensibile “dell’acqua viva” si ha nel battesimo. Nella seconda parte dell’intervento, Fra Norberto Villa, ha analizzato la simbologia del monastero di Praglia, legato indissolubilmente all’acqua e alla sua valenza. Tre sono i pozzi presenti nell’Abbazia. Il chiostro-pensile si da come esempio ermeneutico del rapporto fra acqua e monastero: il pozzo è sia opera materiale sia rappresentazione  dell’importanza dell’acqua quale elemento di vita.



Giordana Mariani Canova, dell’Università di Padova, nel suo intervento “Il significato dell’acqua nel manoscritto cristiano”, ha compiuto un’analisi accurata su vari manoscritti nei quali l’esperienza benedettina dell’acqua, come elemento di salvezza e d’importanza della vita, è testimoniata attraverso miniature, rappresentazioni, testi e versetti. Nell’alto medioevo l’acqua è rappresentata in molti minutari come elemento di salvezza; nel Vangelo della Notte di Natale è proposta una pagina miniata con la fontana della vita (rappresentata nelle forme di un battistero), richiamando l’acqua del battesimo. Ricca di significato è anche la Bibbia di Borso d’Este, anni Cinquanta del Quattrocento, in cui è descritto il Paradiso quale luogo di delizie attraversato dalle acque del fiume visto come simbolo che dona pace al paesaggio; nella medesima opera si notano anche alcune miniature che rimandano alle tecniche di arginazione delle acque, in uso nei feudi estensi, per strappare territori agli acquitrini e alle paludi.

Giovanna Valenzano -Università di Padova- approfondisce, invece, nel suo intervento intitolato “Sfruttamento dell’acqua e architetture della produzione”, un aspetto molto interessante riguardo alle grange legate ai monasteri. I luoghi della produzione dipendenti dai monasteri presentavano le medesime caratteristiche architettoniche utilizzate per gli edifici di culto e di “comunità”; essi, infatti, si basavano sul principio ordinatore dettato dalla concezione monastica. La studiosa porta l’esempio di Fontanay e di Sénanque in Provenza, dove si leggono a livello planimetrico le strutture che si appoggiavano sul rivo con un uso oculato dell’acqua. L’intervento descrive, inoltre, vari casi fra cui Santa Maria del Monte, monastero cistercense con grangia a capo Imperatore in Abruzzo e la grangia di San Giorgio posta nell’Altopiano delle Rocce, sempre in Abruzzo (progetto di analisi promosso con l’Università di Roma e di Chieti-Pescara).

L’analisi storica dettagliata di questa tipologia avviene presentando il caso del monastero fondato da Bernardo nel 1135 a Chiaravalle Milanese, di cui molti edifici sono stati distrutti dalla costruzione della ferrovia nel 1860. Esiste una documentazione molto ricca dal XIII secolo in poi in merito a questo monastero, ciò ha permesso di interpretare in modo diverso l’evoluzione del complesso.

Peter Fergusson del Wellesley College ha presentato un interessante analisi dal titolo “Cistercian and Benedictine Water Systems in Twelfth Century England”. Lo studioso inglese ha presentato gli studi intrapresi sugli sviluppi conseguiti dagli ordini monastici nella gestione delle risorse idriche nella metà del XII secolo in Inghilterra. Da questa presentazione, in cui sono stati analizzati i casi di Roche, Fountains Abbey e Christ Church a Canterbury, si è dedotto come i Cistercensi, insediati in aree rurali disabitate, erano estremamente legati all’acqua fluviale, gestita da canalizzazioni e da bonifiche; mentre per i Benedettini radicati da lungo tempo nei centri urbani, era necessario un approccio più scientifico, che coinvolgesse l’ingegneria idraulica utilizzando canalizzazioni, anche pressurizzate. Di notevole interesse e curiosità è stata l’analisi dei due disegni di sistemi idraulici riprodotti all’interno del Salterio di Eadwine, realizzato a Canterbury intorno al 1150 e conservato nella biblioteca del Trinity College.

L’ultimo intervento, ricco d’informazioni e numerosi spunti di ricerca anche inediti, è stato presentato da Alessandra Pattanarodell’Università di Padova. La studiosa si è soffermata, attraverso l’analisi di opere d’arte –pittorica e scultorea- su “Il tema dell’acqua: iconografia, forme e funzioni”. Nell’arte i temi sacri legati all’acqua fanno riferimento sempre al tema salvifico o alla via curativa attuata attraverso il medium liquido. La relazione ha affrontato il tema del paesaggio in cui è riprodotta l’acqua con scene tratte dai Salmi o da eventi biblici noti, il tema dell’acqua trattato in epoca moderna in cui la forza “della tradizione” condiziona rappresentazioni e linguaggi e infine l’individuazione di oggetti (fra cui i lavamani al di fuori delle sacrestie) in cui si riscontra il rimando a rappresentazioni del Mosè con fattezze desunte da elementi della classicità. Pellegrino Tibaldi, il Bassano, Lorenzo Ghiberti, tutti questi artisti ripropongono l’elemento acqua richiamando il suo valore di “fonte viva”. La relazione, corredata da immagini molto evocative, si conclude con una lettura dei lavamani presenti in San Giorgio Maggiore, opera di Andrea Palladio e crea varie suggestioni e spunti di riflessione sulla simbologia e sulla composizione di elementi architettonici e scultorei. La giornata di studio si è conclusa con una partecipata discussione e scambio di opinioni, intercorse fra i relatori e il pubblico presente.

Federico Bulfone Gransinigh




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