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PRESENTAZIONE DEL VOLUME “DIO NON ABITA PIU’ QUI?”

Il 27 febbraio 2020 si presenteranno presso la Pontificia Università Gregoriana gli atti del convegno internazionale “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici”, che si era svolto nella stessa sede il 29 e 30 novembre 2018.

Il convegno era stato promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura (Dipartimento Beni Culturali), dalla Conferenza Episcopale Italiana (Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto) e dalla Pontificia Università Gregoriana (Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa, Dipartimento di Beni Culturali della Chiesa). Mentre le sessioni del mattino erano pubbliche, quelle del pomeriggio erano riservate ai delegati delle conferenze episcopali d’Europa, Australia, Canada, Stati Uniti d’America.

Nella prima giornata, l’attenzione è stata concentrata sulla dismissione e il riuso di chiese, fenomeno in crescita in molti paesi occidentali. Le relazioni del mattino hanno affrontato la questione sotto i profili sociologico (L. Diotallevi), canonistico (P. Malecha), architettonico (T. Coomans) e storico artistico, conservativo e museologico (M. de Beauchesne-Cassenet). Nel pomeriggio la trattazione è continuata sullo stesso argomento attraverso le relazioni dei delegati delle conferenze episcopali, che hanno offerto una panoramica abbastanza completa della varietà delle situazioni che si riscontrano nei rispettivi paesi.

Il mutamento della situazione demografica e sociale e della pratica religiosa, ha determinato in alcuni luoghi un soprannumero di chiese, con la conseguente necessità di una diversa destinazione d’uso, possibilmente sempre a destinazioni ecclesiale, senza pensare subito alla vendita o alla dispersione di tale patrimonio. Anche il Messaggio del Santo Padre Francesco, letto dal cardinale Ravasi all’inizio dei lavori, apriva a questa prospettiva.

Un primo frutto del convegno è stato il documento dal titolo La dismissione e il riuso ecclesiale di chiese. Linee guida, già reso pubblico in italiano e in inglese, e ultimamente in francese, sul sito istituzionale del Dicastero. Delineato dal comitato scientifico del convegno, esso era stato ampiamente condiviso già nella fase di preparazione dai delegati delle conferenze episcopali nazionali e, infine, da loro votato nel corso del convegno. Composto da cinque piccoli capitoli che analizzano il problema sotto le medesime prospettive del convegno, si chiude con una serie di raccomandazioni molto puntuali perché la decisione di dismettere beni immobili e mobili di culto sia presa dalle autorità ecclesiastiche di concerto con la comunità ecclesiale, in dialogo con la società civile, tenendo conto delle peculiarità dei territori e dei diversi contesti culturali, preferendo per la nuova destinazione d’uso finalità culturali, sociali, caritative ed escludendo in ogni caso utilizzi commerciali se non con finalità solidali.

Il convegno ha registrato il tutto esaurito nella pur capiente aula magna della PUG. La metà dei 300 iscritti era italiana, ma la restante metà proveniva da 36 paesi europei ed extraeuropei. La presenza più qualificata, tuttavia, è stata quella già ricordata dei 35 delegati delle 23 conferenze episcopali, che hanno condiviso in parte con gli organizzatori e i relatori la preparazione e lo svolgimento del convegno. Il loro contributo è stato voluto e apprezzato perché essi sono i rappresentanti degli organismi che raccolgono a livello nazionale i vescovi e forniscono loro aiuto e suggerimenti per affrontare questioni talora spinose, che i vescovi non sono sempre in grado di risolvere da soli. La dismissione di chiese è una di queste ed era importante pertanto condividere le problematiche, come è stato fatto nelle sessioni del pomeriggio, e tentare di elaborare degli orientamenti comuni, come si è fatto con le Linee guida. Queste ultime infatti non sono un documento normativo, perché la responsabilità ultima per la scelta della destinazione degli edifici di culto spetta al vescovo. Tuttavia si voleva desse alcuni indicazioni concrete, per orientare le diocesi nelle decisioni.

Nel chiudere i lavori, il Cardinal Ravasi ha opportunamente distinto fra “desacralizzazione” e “dissacrazione”: “desacralizzazione è legittima, è un dato di fatto che appartiene anche alla storia; ciò che invece non è legittimo e che crea problemi è la dissacrazione”: nella “trasformazione (desacralizzazione) lo spazio sacro rimane, ma non è più con le volute d’incenso, non è più con i canti, ha un’altra funzione santa, eventualmente, ma non deve essere mai dissacrato, come è stato detto durante questo convegno”.

Fabrizio Capanni

 

pres

 

Estratti introduzione generale 

Intro

 

Bibliografia 

Bibliografia-Bibliography

 

Forniamo i link delle  introduzioni alle diverse sezioni (IV. Esperienze Nazionale, V. Linee guida, VI. Ricerche) oltre alle linee guida votate dai delegati delle conferenze episcopali.

 

Fonti : Pontificio Consiglio della Cultura

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