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REVELATION. Andy Warhol e il sacro

Comunicato stampa

ANDY WARHOL E IL SACRO
L’incontro online della Collezione Paolo VI
con Josè Carlos Diaz, curatore della mostra

che per la prima volta ha esaminato tutta la produzione warholiana attenta al tema del sacro

Sabato 25 giugno p.v., alle ore 18.00.
Piattaforma Google Meet
Evento gratuito previa prenotazione: www.bit.ly/registrazione-eventi-collezione-paolo-vi

«Abbiamo visto la maggior parte del tour del Papa a New York in Tv alla Factory. È passato proprio sotto la nostra finestra mentre si recava alle Nazioni Unite. […] Io rimasi lì solo a pensare a come Papa Paolo VI, lui in persona, era venuto proprio accanto alla Factory quel pomeriggio. Voglio dire, il Papa, il Papa! […] Fare tanto in così poco tempo con quello stile [l’attraversamento dei vari quartieri della città, l’incontro con il Presidente Johnson, il discorso all’ONU, la messa allo Yankee Stadium per novantamila persone, la visita alla Fiera Mondiale alla quale il Vaticano aveva esposto niente meno che la Pietà di Michelangelo, ecc., ndr]
…non riesco a immaginare niente di più Pop».

Tratto dal diario personale di Andy Warhol
scritto in ricordo del viaggio di Paolo VI a New York il 4 ottobre 1965

 

La Collezione Paolo VI – arte contemporanea, in occasione del suo 12° compleanno, è lieta di presentare REVELATION. Andy Warhol e il sacro, iniziativa gratuita online in cui Josè Carlos Diaz, Deputy Director del Seattle Museum of Art e già Chief Curator del The Andy Warhol Museum di Pittsburgh, racconterà i suoi studi dedicati al rapporto tra arte e spiritualità nella vita e nell’opera di Andy Warhol.

Josè Carlos Diaz per la prima volta in Italia condividerà i suoi studi sul tema, l’incontro online sarà quindi una grande occasione per scoprire una sfumatura importante della vita di uno degli artisti più conosciuti – e riconosciuti – al mondo.

Poche sono le testimonianze del rapporto tra Andy Warhol e la fede, un esempio è quello dello storico dell’arte John Richardson, già amico e biografo di Pablo Picasso, che aveva frequentato Warhol anche privatamente e lo aveva quindi conosciuto piuttosto bene.
Richardson tenne l’orazione funebre in suo onore (il 1° aprile 1987, nella Cattedrale di St. Patrick di New York) esordendo con queste parole: «Vorrei ricordare un aspetto del suo carattere che nascondeva a tutti tranne che ai suoi amici più stretti: l’aspetto spirituale. Quanti di voi lo hanno conosciuto in circostanze che erano agli antipodi della spiritualità potrebbero essere sorpresi dall’esistenza di questo aspetto, ma c’era, ed era fondamentale per la mente dell’artista»; e ancora sottolineava come «Andy non ha mai perso l’abitudine di andare a messa più spesso di quanto fosse obbligato a fare. Come ricorderanno gli altri parrocchiani, passava dalla sua chiesa, St. Vincent Ferrer, diverse volte alla settimana fino a pochi giorni fa prima di morire. […] Per quanto ne so, è stato responsabile di almeno una conversione. Provava un notevole orgoglio nel finanziare la formazione di un suo nipote al sacerdozio, e aiutava regolarmente in una mensa per i poveri e i senzatetto. Andy teneva ben nascoste questa attività».

Come la spiritualità influenza il percorso di un artista come Andy Warhol? Quanto il suo credo e la sua dedizione al volontariato hanno orientato la sua idea di Factory? Dove si trovano ora le opere dal tema religioso realizzate dell’artista?
La programmazione della Collezione Paolo VI – arte contemporanea si caratterizza da sempre per l’intenzione di trovare delle occasioni di indagine scientifica del ruolo della spiritualità nell’arte e nella vita personale degli artisti: «Siamo felici e orgogliosi di ospitare Josè Carlos Diaz, che tra 2019 e 2020 – quando era Chief Curator del The Andy Warhol Museum di Pittsburgh – ha curato la prima mostra nella quale sono stati indagati nel dettaglio i legami tra Warhol, la sua arte e la sua spiritualità “nascosta”, come ha scritto anche Michele Dolz in un bel libro pubblicato in Italia», spiega Paolo Sacchini, direttore del museo concesiano. «Crediamo che per il pubblico non solo bresciano sia un’occasione importante di approfondimento, anche perché quella mostra purtroppo è stata inaugurata solo poche settimane prima dell’inizio della pandemia di Covid, ed è quindi stata molto penalizzata. In Europa se ne è di fatto parlato per sentito dire, tanto è vero che – ad esempio – nell’OPAC nazionale delle biblioteche italiane non si trova nemmeno una copia del catalogo».

L’incontro sarà in lingua inglese con traduzione in lingua italiana e con accompagnamento a cura dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e gode del patrocinio dell’AMEI – Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, di cui la Collezione Paolo VI fa parte. Traduzione a cura dell’ Osservatorio di Terminologie e Politiche Linguistiche Università Cattolica del Sacro Cuore, diretto dalla Professoressa Maria Teresa Zanola

Videoconferenza gratuita con prenotazione obbligatoria su www.bit.ly/registrazione-eventi-collezione-paolo-vi.
L’evento si terrà sulla piattaforma Google Meet, a numero chiuso per un massimo di 150 persone.

Breve biografia
José Carlos Diaz
Deputy Director del Seattle Museum of Art
già Chief Curator del The Andy Warhol Museum di Pittsburgh

Nato a Miami, José Carlos Diaz (1977) è da pochi giorni stato nominato Deputy Director del Seattle Museum of Art, dopo essere stato Chief Curator del The Andy Warhol Museum di Pittsburgh dal 2016 al 2022; è stato incluso nell’elenco di Artsy dei 20 giovani curatori più influenti negli Stati Uniti. Laureato in Art History, Criticism and Conservation alla San Francisco State University, ha completato la sua formazione con un Master in Cultural History presso l’Università di Liverpool. Dal 2013 al 2016 Diaz è stato curatore di mostre al Bass Museum of Art di Miami Beach, in Florida, dove ha curato le nuove commissioni d’artista di Athi-Patra Ruga e Sylvie Fleury e la mostra itinerante GOLD; al Bass ha inoltre organizzato – tra le altre – le mostre Rachel Harrison/Voyage of the Beagle, One Way: Peter Marino, Vanitas: Fashion and Art, e Gravity and Grace: Monumental Works di El Anatsui. Diaz ha anche organizzato Temporary Contemporary, un programma di scultura pubblica, che collabora ogni anno con il settore Public di Art Basel Miami Beach. Prima di entrare a far parte del Bass Museum, ha lavorato alla Tate Liverpool come Project Curator (2013) e come Exhibition & Displays Project Coordinator (2012) e alla Biennale di Liverpool come Project Coordinator (2010).

 

 

LA COLLEZIONE PAOLO VI – ARTE CONTEMPORANEA
Inaugurata nella sua nuova sede dalla visita di papa Benedetto XVI nel 2009, la Collezione Paolo VI – arte contemporanea è il museo che conserva ed espone un patrimonio di dipinti, disegni, stampe, medaglie e sculture del ’900 riconducibile alla figura di Giovanni Battista Montini, raccolto in buona parte dal suo segretario don Pasquale Macchi.
È un museo unico al mondo, che testimonia il prezioso e profetico rapporto che papa Paolo VI intrattenne con il mondo dell’arte contemporanea. La Collezione non è esclusivamente una galleria d’arte sacra, e nemmeno un memoriale dedicato alla figura di Montini, bensì un museo che vuole concretizzare l’ideale di apertura ai linguaggi espressivi contemporanei che fu propugnato con tanta forza da Paolo VI.
Nella Collezione sono esposte circa 270 delle oltre settemila opere conservate, tra cui capolavori di molti dei più grandi artisti del Novecento: Chagall, Kokoschka, Matisse, Picasso, Magritte, Dalí, Severini, Rouault, Casorati, Sironi, Morandi, Fontana, Hartung, Vedova, Manzù, Azuma, Pomodoro, Hockney…

Collezione Paolo VI – arte contemporanea
Via Marconi,15
Concesio (Brescia)

Per informazioni:
Tel. +39 030 21.80.817
Fax +39 030 27.50.885
E-mail: info@collezionepaolovi.it – www.collezionepaolovi.it

Ufficio stampa
Valeria Magnoli
M: valeriamagnoli@gmail.com
T: +39 3397275321

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