L’idea di collocare e porre in relazione una serie di oggetti nel paesaggio – Abitazione, Cappella, Padiglione di caccia e Residenza della Guardia – ha dato al progetto un duplice significato: oltre allo stretto rapporto tra paesaggio, oggetti e itinerario – tra spazio e oggetti -, ogni elemento doveva fornire una risposta diversa con differente enfasi, dalla più simbolica alla più silenziosa o privata. Il filo conduttore doveva essere il concetto di piega: la piega come generatore nascosto di spazi diversi.

L’unità della Cappella è sviluppata attorno allo studio e alla manipolazione di una “scatola-piegata” contratta nel punto focale.

Si trova in cima ad una piccola collina, trasformandola in un punto di riferimento nel paesaggio visto dall’ingresso della proprietà, a una distanza di 2 km da un livello inferiore, mostrando diverse visioni lungo l’intero itinerario. È orientata leggermente fuori da un asse est-ovest. Girando intorno alla cappella si arriva nella zona residenziale, rendendola un punto di svolta per l’ingresso. I visitatori entrano nella cappella salendo lungo la facciata occidentale fino all’arrivo, internamente, nel punto focale di un fronte non simmetrico.



 

Lungo questo percorso, la dimensione variabile della piega fa sì che il volume compatto si interrompa offrendo una sequenza di spazi, aperta e frammentata in un costante cambiamento di tempo.

La cappella è stata pensata spoglia, senza illuminazione artificiale, come luogo in cui la relazione spaziale esterna-interna determina il suo senso, la sua attenzione; solo una croce, una lampada di onice e un’immagine nel punto focale rinforzano gli aspetti simbolici coinvolti nel progetto.

Tale piega nella scatola, “boîte” lecorbusiana, è realizzata con un unico materiale: il cemento dorato che cattura tutte le sfumature richieste al volume, dal prendere la luce diretta che attraversa un piano addizionale nella composizione spaziale, al trasmettere il profumo mutevole e colorato dell’alba.
La luce assume così il ruolo di un secondo materiale nella cappella, un materiale che contrasta con il cemento, fragile, mutevole, mobile, instabile, dominante o evanescente.

S-M.A.O. Sancho Madridejos Architecture Office

 

Le foto sono di Juan Carlos Sancho + Hisao Suzuki per gentile concessione dello studio . La traduzione del testo è a cura di Paola Branciaroli.


 


Dati tecnici del progetto

1. Nome del progetto / Luogo: Cappella a Valleaceron / Almadén, Ciudad Real. Spagna

2. Data di completamento: Progetto: 1996-1998

Costruzione: 2000-2001

4. Architetto / Studio:

Architetti principali: Sol Madridejos

Juan Carlos Sancho

Assistente – Architetto Tecnico:Martín Pozuelo

Capo progetto: Luis Renedo

Collaboratori di studio: Luis Renedo

Juan A. Garrido

Emilio Gómez Ramos

Patricia Planell

Marta Toral

Andrey García

Javier Moreno

6. Nome del fotografo: Juan Carlos Sancho + Hisao Suzuki