La chiesa di S. Maria Assunta a Riola, di Alvar Aalto

A Jyväskylä, nel Museo Alvar Aalto, i visitatori possono osservare, oltre ai numerosi progetti in mostra, una poderosa macchina che piega gli strati di compensato che strutturano sgabelli, sedie, tavoli del maestro finlandese, ancora in produzione da Artek. Nella chiesa di Santa Maria Assunta a Riola di Vergato, vicino Bologna, a essere morbidamente piegate sono le strutture a grande arco in cemento armato che sostengono la copertura dello spazio sacro, articolata da shed che portano all’interno significativi fasci di luce: un deciso rischiaramento per una comunità post-conciliare partecipativa che vede i cittadini contribuire all’acquisto del terreno e un forte coinvolgimento di stato, curia e enti locali alle spese di realizzazione.

La regia dell’intera operazione è da ascriversi al cardinale Giacomo Lercaro, protagonista del Concilio Vaticano II, in particolare sul tema della povertà della chiesa e del rinnovamento liturgico. Rinnovamento anche tramite semplificazione formale dello spazio sacro, operato attraverso il coinvolgimento di maestri dell’architettura, coadiuvato nell’individuarli dall’architetto Gresleri. Questi, progettista della chiesa bolognese della Beata Vergine Immacolata (1956-62) e di quella di S. Michele Arcangelo a Le Mogne di Camugnano (1958-1963), lo indirizza dapprima su Le Corbusier, che però scompare prematuramente nelle acque del Mediterraneo, e successivamente su A. Aalto.

Idoneo alla ricerca di Aalto – comunemente definita come organica – è il sito prescelto per l’edificazione della chiesa, alle prime falde appenniniche e immerso nel paesaggio del fiume Reno.

Il complesso parrocchiale si presenta articolato nell’edificio chiesa, nella torre campanaria a sottili setti paralleli in cemento armato, nella canonica e negli spazi annessi. Già all’esterno compare il volume del fonte battesimale, illuminato da un lucernario e da vetrate che guardano simbolicamente verso il fiume e la sua acqua fluente.

L’architetto finlandese, alla sua prima prova sul tema dello spazio sacro per la cattolicità, propone semplicità e morbidezza, sue cifre stilistiche consolidate, in uno spazio a navata unica e asimmetrica, al fine di ottenere la concentrazione dei fedeli in particolare sullo spazio presbiteriale e soprattutto sull’altare e sulla grande e spoglia croce lignea. La Schola Cantorum è leggermente defilata ma sopraelevata e corredata da un organo. All’interno si assiste al contrappunto tra marmo di Carrara per il pavimento del presbiterio e cotto toscano per l’area assembleare.

L’esterno, fortemente connotato dall’uso del cemento armato e dall’immagine industriale della copertura a shed, presenta un rivestimento con pietra arenaria estratta dalla vicina cava di Montovolo. La costruzione è stata realizzata tra il 1976 e il 1978, scomparsi sia il cardinale che l’architetto. Il campanile è stato completato solo nel 1994.

Carlo Pozzi

 


Fotoreportage a cura di Antonio Biagiotti

 


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Pubblicato il 07 giugno 2019 su www.themaprogetto.it