Sacrosanctum-Rassegna d’arte contemporanea- Palermo

L’ARTE È SACRA. SACRA È LA NOSTRA STORIA

Nata da un’idea di Adalberto Abbate e a cura di Adalberto Abbate e Maria Luisa Montaperto, Sacrosanctum è una rassegna d’arte contemporanea dedicata al sacro il cui fine è avvicinare la collettività al delicato tema della tutela del patrimonio monumentale.
Il progetto nasce nel 2015 dalla necessità di dar valore a un sito poco noto, l’oratorio di san Mercurio di Palermo, opera giovanile del grande stuccatore Giacomo Serpotta.
Agendo al di fuori di circuiti commerciali o istituzionalizzati, si è mantenuto come meccanismo propulsore un impegno etico, un’azione collettiva e priva di intermediazioni, il cui obiettivo è stato la progettazione e la messa in opera di interventi di manutenzione, risanamento e recupero di beni comuni.
Trentacinque artisti, provenienti da un panorama internazionale, hanno proposto e elaborato opere site specific ispirate al concept della rassegna, offrendoci una loro personale riflessione sul sacro e sulla relazione che intercorre tra arte e fede.
Il pubblico, invitato a donare una moneta e a sugellare l’offerta con l’accensione di una piccola candela, ha contribuito a una vera e propria raccolta fondi, simultaneamente convertita in necessarie azioni di restauro. Nell’arco dell’esposizione, infatti, l’associazione Amici dei Musei Siciliani, fondamentale promotrice del progetto, si è impegnata nella concretizzazione di alcuni lavori manutentivi, quali il ripristino dei damascati, la pulitura e il consolidamento degli apparati plastici degli oratori di san Mercurio e di san Lorenzo; la pulitura di alcune delle cappelle in marmi mischi e tramischi della chiesa del SS. Salvatore e il recupero dello scalone monumentale in marmo di Billiemi dell’oratorio di san Mercurio.
Uscendo dalle classiche mura delle gallerie, l’arte ha avuto modo di riappropriarsi di un forte senso civico e comunicativo, orientando il fruitore verso una responsabilità attiva e consapevole. Scopo imprescindibile è stato innescare un processo virtuoso, promuovere un patrimonio di interesse globale attraverso il valore testimoniante degli artisti.
Il rapporto tra religione e immagine, d’altronde, affonda le radici in un passato ancestrale. L’arte ha da sempre avuto un legame simbiotico e privilegiato con la sfera del divino, traducendo in altro codice esigenze rituali, cultuali e liturgiche. Il panorama è sconfinato e si allarga ulteriormente se pensiamo al rapporto tra dogma e contemporaneità.
Se da un lato gli artisti hanno proposto nuove possibili iconografie, dall’altro ne hanno riplasmate di più classiche. È il caso della Natività, impietosa e anti-eroica, di Ciprì e Maresco o delle Madonne con Bambino di Adalberto Abbate, disorientatamente ribaltata, e di Urs Lüthi, inaspettatamente declinata al maschile.
Il Sant’Antonio da Padova di Mario Consiglio, santo di miracoli e prodigiose conversioni, si trasforma, invece, in un refugium peccatorum, un’interfaccia posticcia dietro la quale celarsi e difendersi. Mario Consiglio concentra il punctum su un occhio, sullo sguardo di chi dietro a quello schermo si è nascosto, alienato e stridente rispetto al solido equilibrio dell’immagine sacra.
A vestire i panni di San Mercurio di Cesarea, santo guerriero decapitato in Cappadocia, è lo stesso Luigi Presicce. Influenzato più da studi indipendenti che dalla sua formazione accademica, il lavoro di Presicce orbita attorno a un’azione performativa dal forte accento teatrale. Una ritualità eterodossa vicina alla dimensione dell’esoterico e dell’occulto, qui commutata in opera pittorica. Il santo, senza testa, sfoggia un’armatura scintillante, corredata di scimitarra e palma del martirio.
Ad un’altra santa, la patrona di Palermo Santa Rosalia è dedicato lo scatto di Fabio Sgroi. La sua sensibilità documentaristica, intrisa di malinconia e atemporalità, rende omaggio alla sua terra natia, la Sicilia, sviscerandola in tutti i suoi aspetti più profondi, dalle più radicate ricorrenze religiose ai più semplici momenti di vita quotidiana. Nella sua Rosalia emerge un legame inscindibile con un tempo cristallizzato, un bagaglio di memorie denso e in apparenza immutabile.
La Sicilia, raccontata attraverso una pittura lucida e intrisa di luce, è anche al centro della ricerca di Andrea Di Marco. A sette anni dalla prematura e ancora sofferta scomparsa, continuiamo ad emozionarci con un’opera che ci parla di sacro, accettazione del dolore e caducità dell’esistenza. Un altarino improvvisato nel luogo di un incidente è un soggetto tra i meno noti nelle opere di Andrea, ma ci offre un inedito scorcio sulla sua produzione, legata a doppio filo a un’attrazione innata per il paesaggio, vivido e intenso.
Un’Assunzione della Vergine, infine, campeggia su un Caccia da guerra, decorato a mestiere da Antonio Riello. Tratto dalla serie Vatican Army Navy Air Force, il velivolo militare segue gli espedienti logici di una charade concettuale, un cortocircuito visivo paradossale e fortemente incisivo. La sua è una disamina sagace sulle ambivalenze e sulle antinomie della società moderna, un perfetto sincretismo tra eredità storiche – ammiccatamente tiepolesche – e contemporaneità, tra sacralità e eresia della guerra.
Sul filo del paradosso e del fantastico si muovono anche le opere di Lorenzo Scotto di Luzio, che demitizzano i vuoti compiacimenti del mondo dell’arte per mostrarci una realtà tragicomica e straniante. Dovendosi confrontare col tema del sacro, Scotto di Luzio predilige un grafismo puro e icastico, in cui non esiste altro se non la sagoma genuflessa di un uomo. Le sue mani, portate al volto anziché giunte in preghiera, negano transitoriamente lo sguardo, rendendo impossibile stabilire da cosa voglia proteggersi, se dall’insidia del peccato o da altri orrori.
Sono questi solo alcuni esempi di un lavoro poderoso e appassionato che ha visto la partecipazione di decine di artisti e di un’indispensabile squadra di professionisti del settore culturale. Senza mai abbandonare un carattere sperimentale, Sacrosanctum ha voluto mostrare un’altra via, un modus operandi volto a rinsaldare il tessuto urbano con le esperienze artistiche contemporanee e, perché no, con la scoperta di nuova forma di spiritualità.
Volge al termine la seconda edizione ed è in preparazione l’esposizione collettiva delle ultime sedici opere. È possibile seguire gli aggiornamenti su www.amicimuseisiciliani.it e sulle pagine Facebook e Instagram di Sacrosanctum e Amici dei Musei Siciliani.

Maria Luisa Montaperto

 

 

 

 

Gli artisti della prima edizione (2015-2017)
Joseba Eskubi / Mario Consiglio / Stefano Canto / Franko B / Lorenzo Scotto Di Luzio / Thomas Braida / Luca Pancrazzi / Jota Castro / Sandro Mele / Ciprì e Maresco / Greta Frau / Fabio Sgroi / Caterina Silva / Loris Cecchini / Calixto Ramirez / Francesco Lauretta / Caned Icoda / Angelo Sicurella / Jonathan Rogerson / Adalberto Abbate

Gli artisti della seconda edizione (2017-2020)
Diego Moreno / Antonio Riello / Memed Erdener / Sylvie Fleury / Andrea Di Marco / Paolo Canevari / Loredana Sperini / Francesco Simeti / Luigi Presicce / Valentina Glorioso / Urs Lüthi / Manfredi Beninati / Juan Fielitz / Filippo Berta / Colectivo Democracia

le foto per gentile concessione degli Amici dei musei Siciliani 

 

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