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“San Giuseppe Missionario” opera di Rodolfo Papa al Pontificio Collegio Missionario Internazionale S. Giuseppe

 

All’interno del Pontificio Collegio Missionario Internazionale San Giuseppe, il 19 marzo 2022 è stata inaugurata la tela del maestro Rodolfo Papa, “S. Giuseppe Missionario”, eseguita con la tecnica ad olio su tela (cm 170×120), e collocata nell’atrio del Collegio.
Il tema di S. Giuseppe è stato scelto da Mons. Remigio Bellizio direttore della Pontificia Fondazione Domus Missionalis, grande sostenitore del valore missionario dell’arte. Egli afferma: «con questa tela prosegue la collaborazione con l’amico Rodolfo Papa. Dopo le tele dedicate a S. Pietro e Paolo e alla Visitazione, collocate nel Collegio San Paolo ho desiderato che i sacerdoti che vengono accolti per periodi di studio e di aggiornamento nel Collegio Missionario Internazionale di San Giuseppe, ricevessero il benvenuto dallo stesso San Giuseppe. Per questo ho voluto che l’opera fosse collocata all’ingresso. Ho anche espresso il desiderio che nella immagine fosse presente il legame di S. Giuseppe con Maria e con Gesù, e che fosse presente il segno del cammino della missione. L’arte parla un linguaggio sovranazionale, di cui tutti possono godere» (Comunicato Stampa, 2022).
Rodolfo Papa, interpretando le indicazioni di Mons. Remigio Bellizio, rappresenta S. Giuseppe durante la fuga in Egitto. Il tema è il lungo viaggio verso l’Egitto intrapreso dalla Santa Famiglia per sfuggire al complotto di Erode il Grande, drammaticamente concluso con la Strage degli Innocenti di Betlemme.
Nel quadro di Rodolfo Papa, S. Giuseppe accompagna Maria che porta in braccio Gesù, ed incarna gli ideali e il ruolo del padre: umile, giusto e lavoratore che si occupa della propria famiglia. Viene raffigurato con il bastone che allude al suo ruolo di guida, per cui è pregato come Patrono Universale della Chiesa e discendente della stirpe regale della casa di Davide. S. Giuseppe è colui che ascolta la parola di Dio e medita le promesse, tanto che è capace di proteggere la famiglia dai pericoli e di sostenerla nel corso della sua vita, una sorta di guardiano e custode.
L’opera di Rodolfo Papa, pur ricollegandosi alla grande tradizione pittorica, ha tratti di originalità iconografica, nati dalla riflessione sulla figura di S. Giuseppe e dal suo ruolo: infatti, le figure camminano insieme all’osservatore e hanno i volti sorridenti. Anche nelle difficoltà la Santa Famiglia porta la gioia data dal Salvatore. Come ha detto Papa Francesco: «Più il Signore è vicino a noi più siamo nella gioia; più Lui è lontano più siamo nella tristezza. Questa è una regola per i cristiani […] Pensiamo un po’ a questo e diciamo: Io, ho gioia perché il Signore è vicino a me, perché il Signore mi ama, perché il Signore mi ha redento?». (Francesco, Angelus, 13 dicembre 2020).
Sembra che l’opera inviti a lasciarci “contagiare” dal silenzio di S. Giuseppe, quel silenzio in cui risuona «la pienezza di fede che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione. Un silenzio grazie al quale Giuseppe, all’unisono con Maria, custodisce la Parola di Dio, conosciuta attraverso le Sacre Scritture, confrontandola continuamente con gli avvenimenti della vita di Gesù; un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza» (Benedetto XVI, Angelus, 18 dicembre 2005). Benedetto XVI ricorda come «La vita di S. Giuseppe trascorsa nell’obbedienza alla Parola è un segno eloquente per tutti i discepoli di Gesù che aspirano all’unità della Chiesa. Egli ha accolto in casa sua Maria. Ha accolto il mistero che era in lei ed il mistero che era lei stessa». (Benedetto XVI, Discorso, 18 marzo 2009 Viaggio Apostolico in Camerun e Angola 17-23 Marzo 2009).
Gli artisti cristiani hanno spesso tentato di rappresentare la vita di S. Giuseppe trascorsa nell’accoglimento del mistero. Caravaggio per esempio dedica una bellissima riflessione su S. Giuseppe nella tela Riposo Durante la Fuga in Egitto conservata nella Galleria Doria Pamphilij di Roma. La fonte di ispirazione è il Vangelo (Mt. 2,13), come lo stesso Rodolfo Papa, che è anche storico dell’arte, ha messo in evidenzia nei suoi libri dedicati al Merisi. La tela di Rodolfo Papa vuole trarre ispirazione dagli artisti del passato, quali Giotto, Caravaggio, Correggio, Annibale Carracci, Elsheimer, aggiungendo un’ulteriore fonte di ispirazione, alla luce del tema dell’entusiasmo missionario di cui papa Francesco parla nell’esortazione Apostolica Evangeli Gaudium: « Un annuncio rinnovato offre ai credenti, anche ai tiepidi o non praticanti, una nuova gioia nella fede e una fecondità evangelizzatrice […] Non lasciamoci rubare l’entusiasmo missionario» (Francesco, Evangelii Gaudium, 24 novembre 2013, nn. 1 e 80).
Dunque, Rodolfo Papa rappresenta S. Giuseppe sorridente, mentre in genere è dipinto pensoso, l’uomo che medita sui messaggi inviati da Dio nei sogni. Rodolfo Papa lo ha immaginato nel momento di difficoltà e pericolo della fuga in Egitto, come impegnato nel rendere lieta la Vergine; Maria e Giuseppe sorridono, perché entrambi portano Gesù, la lieta novella, in un’altra terra. L’annuncio si fa, infatti, con gioia. In questa ottica S. Giuseppe viene inoltre rappresentato giovane, non anziano. Il dipinto è costruito con una luce aurorale: dopo un lungo percorso, dopo una lunga notte buia, sorge il sole e la luce rischiara il mondo.
L’artista, alla luce del tema dell’entusiasmo missionario, ci vuole comunicare attraverso il dipinto che affinché l’impulso missionario sia intenso, generoso e fecondo dobbiamo seguire le orme di S. Giuseppe e dunque ascoltare la Parola del Vangelo e accoglierla in ognuno di noi, vivendo nella pienezza della fede con gioia.

 Stefano Di Rienzo*

 

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