Saša Budjevac- Chapell in Bubanj- Serbia

La cappella è stata costruita sulla collina di Bubanj vicino a Niš (in Serbia); faceva parte di un complesso memoriale che commemorava le diecimila vittime uccise dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. La cappella è localizzata lungo il margine della foresta, con lo scopo di non sminuire l’iconico monumento in cemento armato realizzato nel 1963 dallo scultore Ivan Stabolic.

L’idea era che la forma cubica aperta della croce avrebbe, segnato un luogo rituale nello spazio senza ricorrere ai canoni tradizionali. Nello spazio interno della cappella, le croci situate su tutti i piani circoscrivono parti di cielo mandando un messaggio molto chiaro – “Dio è tutto intorno a noi”.

La cappella di Bubanj venne premiata nel Salone di Architettura di Belgrado e Niš nel 2003, e venne inserita dall’Unione di Architetti della Serbia nella lista delle venti architetture serbe più significative di inizio secolo.

Saša Budjevac architect

ARHITEKTURA BUDJEVAC

“L’assenza di innovazioni nelle tecniche legate alle architetture della Chiesa Ortodossa è stata fraintesa come ostilità nei confronti dei nuovi parametri per la progettazione di luoghi sacri.
Si tratta di una visione intransigente, secondo la quale nulla deve cambiare a meno che sia in accordo con i canoni liturgici. Questo ha portato alla scomparsa degli oggetti che ricordano le forme della Gracanica o Kalenica (famosi monasteri medievali serbi) senza alcuni spirito.
Le controversie circa questo argomento trovano spiegazione nel concetto secondo cui Ortodosso significa Vero – l’unica cosa che non cambia. La cappella progettata dall’architetto Saša Budjevac a Niš costituisce un precedente, sia formale che sostanziale.
Il legame tra quello che è Fuori e Dentro è fittizio. È come se fosse una cosa sola. Naturalmente non lo è, poiché c’è una croce sul muro e non esiste nella realtà a causa delle forme che denotano la differenza delle superfici. L’intero cubo vetrato è un frammento di Paradiso che, in un singolo istante, proietta il visitatore in un momento introspettivo.
Infatti, l’oggetto sembra essere il primo spazio concreto in cui ognuno di noi può interrogare se stesso e la verità sull’incontro con Dio; non c’è posto in cui non lo si possa incontrare, basta solo avere abbastanza forza per contemplare queste possibilità. Questo luogo dà forza al pensiero secondo cui alcune cose non sono come si presentano in realtà. Deve effettivamente esserci qualcosa che non è come quello che si mostra ai nostri occhi……..”(A.Vojinović KVADART issue 19. June 2003.)

traduzione a cura di Eugenia Maria Di Biase

Condividi articolo
Share on facebook
Facebook
Share on linkedin
LinkedIn
Share on email
Email
Share on whatsapp
WhatsApp
Articoli correlati

Ultimo numero di thema

BACHECA THEMA