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Roma | Sfogliando l’archivio oratoriano | 5 secoli di storia e meraviglie.

Borromini ne creò la sempre eterna affascinante quinta scenica. Tradizione e conoscenza vi giocano da attori. L’Oratorio dei Filippini, oltre ad essere una perla tra le meraviglie barocche di Roma, è anche un centro attivissimo, dove la collaborazione tra i padri e la soprintendenza mantiene viva la sua tradizione di studi e incentivo per le arti.

Attraversato il cortile degli aranci, prima di entrare in sacrestia, si accede all’ Archivio dell’Oratorio. Sotto lo sguardo severo dei ritratti cardinalizi, attraversiamo la cosiddetta “sala di San Filippo”. Dietro la porta, una nuvola di capelli bianchi è china su un Pietro da Cortona. La mano ferma ne restituirà l’antico splendore. Poi la Storia. Scaffali di libri, faldoni, fogli piegati o arrotolati. L’odore romantico della carta antica pervade tutta la stanza. Si respira il passato qui dentro. Ci viene incontro il professor Bianco, archivista e restauratore, si occupa dei lavori ormai dal 2000. Fino al 2008-9, grazie ai fondi della Regione e della Cei, è stato possibile risistemare gran parte del materiale cartaceo, recuperare i locali, adeguando il sistema elettrico e di climatizzazione per la conservazione del materiale.

L’archivio nacque nel 1580, 15 anni dopo la fondazione della congregazione. Con la fine dello stato pontificio, come per molti beni ecclesiastici, i padri devono consegnare il materiale allo stato italiano. Avviene uno smembramento al limite della barbarie. Più di un terzo viene ceduto all’ Archivio di Stato, la vicina Sant’Ivo. La libreria personale di San Filippo, sui 250 testi, sono invece alla soprastante Biblioteca Vallicelliana. Rimangono alla congregazione gli atti dei terreni, il processo di canonizzazione del Santo, l’epistolario e le carte dei singoli padri, un corpus di 180 disegni della facciata e dell’edificio di Santa Maria della Vallicella, disegni di Rughesi Della Porta, Maruscelli e dello stesso Borromini. Spiccano per interesse, una pianta acquarellata del Longhena di Santa Maria della Salute a Venezia e il più antico dei due ritratti esistenti di Palestrina.  Vi è poi tutta la raccolta di stampe (XVI e XIX sec.), un corpus iconografico e storico sul Santo, segno dell’ampia devozione di cui divenne oggetto.

L’inventario risale ormai agli anni ’50-’80 dopo la confisca. Purtroppo la divisione avvenne senza un criterio ne’ di argomento ne’ per epoca. Ad oggi se si cerca un atto di nascita o di matrimonio, si è costretti a cercare tra le tre sedi. Il restauro archivistico oggi in atto, ha tra gli scopi quello di semplificare il più possibile eventuali ricerche.

Qualche metro più in là, vi è un’altra storia, diversa e coeva, che sta tornando il luce. Proprio all’interno della chiesa. Nel cuore dell’Oratorio.

Il 26 maggio, la congregazione ha dato inizio ai festeggiamenti per i 500 anni del Santo Filippo. La sua chiesa partecipa fisicamente a questa ricorrenza, visto che a breve dovrebbero terminare i restauri nella cappella dove riposano le spoglie del Santo. Dopo il lanternino e la cupola, i lavori stanno ora interessando i pennacchi e la volta a botte. Presto stucchi e affreschi renderanno maggior gloria al santo della gioia, che amò tanto Roma, che ancora oggi la sua popolazione lo ricambia.

 

 

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