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Studio Passarelli | L’esperienza del sacro | Tre generazioni di architetti

La progettazione di luoghi di culto si caratterizza come una costante nel tempo, nel quadro dell’attività dello Studio Passarelli.

Già all’inizio del ‘900 Tullio Passarelli  (mio padre) progetta alcune Chiese, tutte molto vicine tra loro, nel Rione Ludovisi a Roma.

La progettazione di Tullio Passarelli, allievo di Gaetano Koch, si può inserire nel contesto dell’eclettismo romano. Lo stile progettuale è marcatamente influenzato dalla funzionalità dell’edificio e dalle caratteristiche della committenza.

Per quanto riguarda le Chiese, lo stile di riferimento è il neoromanico, aperto però ad alcune contaminazioni che lo rendono più attuale.

La prima chiesa progettata, e forse la più importante, è  S. Teresa a Corso d’Italia.

L’impianto neoromanico è per l’appunto affiancato da alcuni caratteri neogotici, in particolare nella slanciata elevazione. Gli interni sono molto spogli e liberi da ogni decorativismo.

Il dialogo con le Mura Aureliane, che si trovano di fronte a S. Teresa, è cercato ed evidente.

In seguito il nostro Studio di architettura ha continuato a seguire l’evoluzione della Basilica.

Ricordo in particolare quando, sulla base delle innovazioni liturgiche seguite al Concilio, fu progettato un nuovo altare, in cui l’officiante fosse rivolto ai fedeli. Per questo nuovo altare, che ancora oggi vedete, furono utilizzati i pilastrini costituenti  la balaustra, che divideva l’officiante dai fedeli.

Entrandoci oggi, (e mi capita spesso, abitando in prossimità, S. Teresa è la mia parrocchia), si avverte un senso di profonda pace, silenzio, attenzione avvolgente che, a mio avviso, deriva dalla spazialità della volta, dal tono caldo dell’insieme e dai particolari scolpiti. Se a questo si aggiungono i suoni dell’organo in preparazione ad una funzione, l’effetto è veramente completo.

Ma restando nel nostro caso di S. Teresa, noto come per realizzare il carattere bruno dell’interno non si è esitato a tinteggiare l’intonaco ed a segnare i giunti di una desiderata ma irrealizzabile struttura in pietra.

Ricordo ancora la semplicità dei capitelli e delle basi che poi in S. Camillo acquisterà un notevole peso.

Papa Pio X apprezzò così tanto S. Teresa da richiedere a Tullio Passarelli di progettare un’altra chiesa, identica in tutto e per tutto alla prima, sempre nel Rione Ludovisi.

L’architetto declinò l’invito, che pur proveniva da persona tanto autorevole.

E progettò una  Chiesa, S. Camillo in Via Piemonte, simile per linguaggio alla prima, sempre con impianto neoromanico, ma tuttavia chiaramente distinta.

Forse fu proprio questa influenza della committenza,  così autorevole, a rendere S. Camillo forse un edificio meno riuscito rispetto a S. Teresa.

Una terza chiesa, di dimensioni, molto ridotte, è quella per i Padri di Monfort a via Romagna.

La progettazione di edifici sacri si intensifica nel secondo dopoguerra, quando, con i miei fratelli Vincenzo e Fausto, prendo in mano l’attività progettuale dello Studio.

Del 1956 è la Chiesa di S. Luca, in Via Gattamelata a Roma.

Kidder Smith, nel suo “ Nuove Chiese in Europa”, scrive al riguardo:

  • La concezione e l’espressione strutturale di S. Luca sono eccellenti e ovunque ben definite. Già dall’esterno si può afferrare con immediatezza l’impostazione della chiesa. Infatti, i pilastri di cemento armato che, come braccia, sostengono il tetto e fanno da contrafforti alle pareti laterali, sono un elemento sporgente ed interessante della facciata anteriore e posteriore. I muri di cinta realizzati in mattoni sono visti unicamente come delimitazioni dello spazio. L’unità che ne deriva dall’esterno e l’interno è tanto pregevole quanto rara. Per di più, l’espressione completa e continua della struttura verticale (i pilastri) e di quella orizzontale (le volte sottili del tetto) dà all’insieme un aspetto vigoroso, specialmente alla navata che diviene uno spazio stimolante e flessibile -.

Dall’elemento caratteristico  costituito dalla copertura sagomata a triangoli non si apprezza a sufficienza la qualità dell’intervento di Riccardo Morandi alla componente statica: attraverso i tiranti diagonali in cemento, che racchiudono le vetrate, egli è riuscito a ridurre in misura incredibile lo spessore della soletta.

Recentemente l’interno è stato brutalmente suddiviso da un solaio orizzontale per ricavare un salone inferiore, alterando completamente i rapporti spaziali.

Nel 1990 viene progettata la chiesa di S. Vigilio, a Vigna Murata, a Roma.

L’ambiente (una piazza formalisticamente ovoidale, con edifici disomogenei fra loro e di notevole altezza), ha suggerito un complesso decisamente orizzontale che non costituisce, pur nella sua riconoscibilità, una emergenza isolata ed autonoma.

L’impianto urbanistico (l’accostamento della chiesa a centri culturali e sanitari e ad un parcheggio pubblico) ha spinto ad individuare un percorso principale che disimpegna le parti del complesso.

L’accessibilità dello spazio sacro da tutte le provenienze residenziali del quartiere, ha proposto più possibilità di accessi a formare un asse di penetrazione complementare a quello principale.

Il percorso è incrociato trasversalmente da una serie lineare di setti in tufo, a faccia vista.

Lo spazio dell’aula, delle sale e dell’alloggio della comunità è unificato da una serie parallela di travi lamellari di cemento armato forate.

All’anno 2000 risale il progetto della chiesa dei SS Martiri di Selva Candida, nelle vicinanze di Via Boccea, a Roma.

La chiesa emerge dall’edificazione circostante presentandosi da lontano con i volumi dell’abside e del campanile.

L’impianto planimetrico dell’area liturgica è generato da uno schema ortogonale al quale si sovrappone una parete perimetrale curva in mattoni.

L’andamento eccezionale del muro caratterizza fortemente l’aula trasformando lo spazio dell’assemblea da lineare in avvolgente.

Il fonte battesimale e l’area penitenziale sono collocati in corpi più bassi sporgenti ai lati dell’ingresso.

Sopra l’ingresso, la chiesa è attraversata da una galleria a metà altezza.

Per la copertura dell’area liturgica il progetto propone l’utilizzo di una fitta successione di travi lineari in legno lamellare disposte ortogonalmente alla navata.

Lungo la parete curva è collocata l’opera scultorea di Cecco Bonanotte.

 


 

Lucio Passarelli dirige la progettazione dello Studio Passarelli a partire da II dopoguerra

Photo | Studio Passarelli

 

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