Sui resti del Tempio augusteo, riaffiorati in modo inatteso dopo il tragico incendio che nel 1967 ha sconvolto la chiesa cattedrale tardo-barocca che gli si era sovrapposta, era stato intrapreso un coraggioso (e molto contestato) intervento di parziale anastilosi ad opera di uno dei più noti museografi italiani (Ezio de Felice) purtroppo interotto, lasciando il cantiere in confusione ed in balia dei saccheggi, con un’accumulazione di reperti sparsi al suolo. Il progetto conferma al Tempio la sua storica funzione seconda di Cattedrale mettendo a confronto tra loro le varie compresenti componenti dell’eredità materiale accumulatasi sul sito, ricavando nella cella e nell’atrio del Tempio la navata unica della nuova Cattedrale e confermandone gli spazi liturgici tardobarocchi del Presbiterio, della Cappella del Santissimo, del Capitolo e della Sacristia.

Il particolare approccio teorico-metodologico del progetto è dichiarato fin dalla scelta del motto (“elogio del Palinsesto”), prescelto a indicare l’eccezionale fascino che emana dal processo delle stratificazioni aggiuntesi nell’arco di tanti secoli che ne rendono il monumento lo specchio “parlante”.

L’intervento ha voluto evitare soggettive selezioni privilegiando il rispetto e la cura della straordinaria ricchezza testimoniale di ogni stagione e segno storico, con un puntigliosio progetto di conservazione che intende garantire la massima permanenza di materia al contesto senza tuttavia rinunciare a una nuova scrittura di qualità aggiunta tra le righe come potenziale ulteriore plusvalore in dialogo con i valori già presenti.



L’antico pronao diviene l’atrio all’aperto d’ingresso alla chiesa mentre gli intercolunni laterali del Tempio vengono richiusi tra alte pareti in cristallo strutturale.

Riportato il pavimento del Tempio alla sua quota iniziale (come richiesto dagli Archeologi) è stato scavato all’interno creando un piano inclinato continuo di raccordo  con il transetto e il nuovo altare avanzato verso i fedeli.

Ciò ha consentito anche di valorizzare il sottostante spazio museale nel quale sono conservati i resti dell’imponente podio di età repubblicana, identificato con il Capitolium della colonia romana del 194 a.C.



L’antica sacrestia, con una nuova scala interna, assume il ruolo di elemento di collegamento dei percorsi museali.

Particolare impegno è stato dedicato al progetto della nuova torre campanaria nella quale sono state ricollocate le tre grandi campane in bronzo superstiti del vecchio campanile, eretto nel 1633 e demolito con i lavori del 1968. La sua nuova collocazione nella zona absidale verso valle, prospiciente la Sala Capitolare, gli conferisce la necessaria visibilità dalla città bassa.

La struttura metallica della Cella campanaria è coronata da un trasparente baldacchino a calotta stellata che, in omaggio all’epocale sbarco a Pozzuoli di Paolo di Tarzo che lo riconsacrò come Tempio Cristiano, richiama uno spicchio della posizione del cielo in quel fausto giorno.

Marco Dezzi Bardeschi



 

Brevi note dell’autore

prof. ing. arch. MARCO DEZZI BARDESCHI

Allievo assistente e collaboratore di Giovanni Michelucci con cui si è laurato a Bologna in ingegneria edile nel 1957 e di Piero Sanpaolesi con cui si è laurato a Firenze in architettura nel 1962, ha alle spalle una lunga esperienza nel settore della conservazione e dell’intervento di recupero e riuso del patrimonio architettonico, maturata prima presso l’Istituto di Restauro dei Monumenti della Facoltà di Architettura di Firenze fin dalla fondazione (Sanpaolesi, 1960) e poi, dal ‘76 presso il Politecnico di Milano come ordinario di Restauro Architettonico dove ha fondato (1980) e diretto il Dipartimento per la Conservazione delle Risorse Architettoniche e ambientali.  Membro dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, dal 1998 ha rappresentato le aree disciplinari della Progettazione architettonica e della Conservazione dei Beni Culturali nel Senato del Politecnico di Milano. Vicepresidente della Commissione Giardini Storici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal 2004; Presidente dal 2003 al 2007 della sezione italiana dell’ ICOMOS (International Council of Monuments and Sites), ha coordinato importanti progetti di ricerca del CNR sulla valorizzazione del patrimonio architettonico. 
Dal 2000 al 2006 è stato parte attiva del Comitato di redazione della rivista mensile ‘L’Architettura, cronache e storia’, fondata da Bruno Zevi. É autore di numerose pubblicazioni sul restauro, la storia dell’architettura e la cultura del progetto (per tutte: Restauro: punto e da capo, Angeli, Milano 1991, 9 Edizioni). Ha fondato e diretto le riviste Necropoli (con Francesco Guerrieri, 1969-’74) e PSICON (con Eugenio Battisti e Marcello Fagiolo, 1974-’77). Dal 1993 dirige la rivista  ‘ANANKE, quadrimestrale di cultura, storia e tecniche della conservazione per il progetto giunta oggi al numero 82, settembre 2017. 

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