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Tesi di laurea di Giulia De Lucia e Silvia Levoni_Politecnico di Milano

Dal politecnico di Milano un progetto di ampliamento per il Museo Diocesano

Una tesi di laurea discussa al Politecnico Bovisa -relatore Mauro Galantino-  prende in considerazione la  possibile risistemazione del chiostro di S. Eustorgio, basilica di grande rilevanza storica, dal 2001 sede del  museo Diocesano di Milano. Lo spunto è offerto da duplice considerazione: dal permanere dei danni bellici, giacché l’ala nord del chiostro -distrutta nel corso della seconda guerra mondiale- non fu mai ricostruita; e dal concorso di idee che si tenne nel 2007 e che -nonostante proclamasse vincitore il progetto dell’architetto Josef Llinas Carmona- non ebbe alcun seguito (vedi box “Il concorso per la risistemazione del Museo Diocesano di Milano”). Forte è la necessità della sua ricostruzione: la facciata demolita, infatti, costituisce l’accesso principale al Museo, che si dispone tra Ripa di Porta Ticinese verso ovest e il Parco delle Basiliche verso est. La tesi che presentiamo propone invece una soluzione diversa al problema, mediante ricostruzione del corpo di fabbrica demolito e sua destinazione a “braccio espositivo” e la realizzazione di un terzo chiostro dotato dei nuovi e più moderni servizi museali: ingresso, biglietteria (comprensiva di guardaroba e info point), bookshop, bar-ristorante, biblioteca e auditorium.

 La tesi che si presenta dappresso, opera delle dottoresse Giulia De Lucia e Silvia Levoni, è frutto di un lavoro di gruppo che ha visto protagonisti: il Politecnico di Milano nella persona del relatore, prof. Mauro Galantino; l’AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani) nella persona del Presidente mons. architetto Giancarlo Santi; il Museo Diocesano di Milano, rappresentato dal Direttore, dott. Paolo Biscottini e La Sapienza/LUMSA Roma, nella persona dello scrivente, coordinatore didattico del Master in progettazione edilizia di culto, in qualità di correlatore. A dimostrazione che – nel mondo digitale – non esistono distanze né ostacoli alla formazione e gestione di gruppi di lavoro, pur distanti nello spazio ma sincronizzati nel tempo. Il progetto per il completamento del Museo diocesano di Milano, che sorge sul preesistente monastero benedettino nell’isolato di Sant’Eustorgio, a sud di Porta Ticinese, è un ottimo esercizio tipologico, a dimostrazione della tesi di Aldo Rossi, parimenti esplicitata da Martì Aris, che il tipo è “ciò che permane nella differenza”, potendo un volume destinato ad una certa funzione, modificare la sua destinazione d’uso con piccole <distrazioni> all’impianto tipologico – pur se con sostanziali modifiche all’assetto morfologico e tecnologico. Delle modifiche apportate allo splendido edificio a due chiostri, rimasto privo del corpo di fabbrica nord, causa gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale, daranno ragione le progettiste – nella apposita relazione che qui si allega, insieme alle ottime rappresentazioni grafiche ed ai foto-render. Rimane da dire che questo tipo di approccio alle tesi di laurea, frutto di un lavoro concertato a più mani provenienti da sedi universitarie diverse e da Istituzioni apparentemente così diverse, come quelle laiche e cattoliche, è -non solo possibile- ma certamente auspicabile.

Stefano Mavilio

 Una città parzialmente radiocentrica come Milano può essere sconvolta da eventi bellici o da Piani Regolatori, non potendo contare sull’apporto distruttivo dei terremoti. Il caso del Prato delle Basiliche, toponimo e neologismo che sancisce una trasformazione puntuale e radicale a cavallo della prima cerchia dei Navigli, coniuga i due fenomeni. Copertura del navile ed effetti demolitori hanno lasciato una giunzione trasversale alla maglia di linee concentriche e reso possibile il dialogo a distanza tra due monumenti della prima cristianità altrimenti impossibile. In S.Eustorgio si aggiunge una demolizione parziale del corpo di fabbrica del convento e un imprevisto affaccio degli orti conclusi sulla strada. Nel lavoro di tesi che presento, le studentesse hanno optato per consolidare la rovina urbana, suturando i limiti fisici dei tagli demolitori tra tracciato urbano e nuovo parco, nello spirito di un consolidamento della relazione “impropria” tra interno e esterno del vecchio isolato. La trasformazione del complesso museale è un lavoro meticoloso di ricostruzione del limite costruito verso gli orti e la disposizione di un sistema di ingresso al contempo rispettoso dell’antica relazione con la viabilità di bordo e con il nuovo valore urbano del Parco altrimenti inesistente in passato. Nasce da questa scelta insediativa un registro di nuovo recinto, parzialmente disposto sull’antico tracciato e misurato sull’altezza dei corpi minori del vecchio complesso. Questo tracciato consente una ricucitura interna ed esterna con molteplici opzioni distributive. Nella stesura finale è stato ricercato un dispositivo capace di integrare il percorso ad anello, inevitabile nei sistemi claustrali, servendo i due livelli esistenti ed il nuovo piano ipogeo in un unico percorso. Alcune attenzioni costruttive determinano anche una precisa relazione tra forma maggiore ed uso interno, con ottima attenzione all’articolazione urbana del complesso che si presenta come nuovo edificio realizzato parlando della sua storia.

Mauro Galantino

 L’isolato di Sant’Eustorgio, situato all’interno del quartiere di Porta Ticinese a Milano, ha da sempre mostrato un marcato carattere introverso,che si manifesta nella cortina edilizia perimetrale forte e compatta e nei giardini privati che secondo la tradizione locale, mancano di affacci su strada. La parte meridionale dell’isolato è occupata dalla chiesa omonima e dal convento benedettino, realizzato a partire dal XII secolo, che sarà successivamente trasformato, una volta cessata la sua funzione monastica, in museo diocesano. Il monastero, a dispetto del tipo classico benedettino, ad un chiostro con chiesa a nord, si dispone su due chiostri suddivisi da un corpo di fabbrica intermedio con volumetria articolata su due livelli. Era circondato da campi ed orti, come si desume chiaramente dai catasti e dalle mappe storiche, ancora consultabili presso l’archivio storico Bertarelli della città di Milano.

Il sistema compatto dell’area venne messo in crisi durante i bombardamenti del 1943,quando vennero demoliti gli edifici che affacciavano su tre lati dell’isolato, mai più ricostruiti; venne inoltre completamente abbattuto il lato nord del secondo chiostro,giacché danneggiato in modo irreparabile. Le cicatrici lasciate dalla guerra hanno profondamente segnato il tessuto urbano e  reso questo isolato oggetto di molte successive riflessioni a proposito della ricostruzione o meno della cortina edilizia.

Nel 1997 nacque il Museo Diocesano di Milano con sede nei prestigiosi chiostri di Sant’Eustorgio. Per dotare il museo di più ampi spazi espositivi e nella volontà di risolvere i vuoti nel disegno urbano -creatisi in seguito alle vicende belliche- venne indetto un bando di concorso ristretto che rappresenta il punto di partenza delnostro progetto, concertato con la direzione stessa del Museo Diocesano, nella persona del direttore dott. Paolo Biscottini. Il progetto si è avvalso inoltre dei contributi di Mons. architetto Giancarlo Santi, presidente AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani), dell’architetto Stefano Mavilio (coordinatore didattico Master in progettazione edifici per il culto la Sapienza Roma) relatore il ch.mo prof. Mauro Galantino.

Concordi con la teoria del Cattaneo che associa la città ad un essere umano, testimone di se stesso, con la sua crescita e i suoi cambiamenti, si è deciso di non ricostruire gli edifici demoliti, tramutando i vuoti urbani in accessi al Parco delle Basiliche, nato dal complesso dei giardini privati divenuti pubblici nel dopoguerra.I segni dei bombardamenti rimangono pertanto a testimonianza del vissuto della città quale valore aggiunto per il verde pubblico, altrimenti nascosto dall’edificato. Diverso il ragionamento per il lato mancante del monastero: in questo caso il vuoto snatura totalmente l’essenza stessa del complesso edilizio che nasce, si sviluppa e si identifica solamente grazie alla presenza dei chiostri,nella logica dell’impianto tipologico originario e che risulta oggi drammaticamente amputato del lato a nord. Il progetto, qui mostrato in disegni e grafiche digitali, prevede la realizzazione di un edificio chesi sviluppa in due elementi formalmente distinti, addossandosi al fianco nord-est del monastero e collegandosi alla preesistenza grazie al chiostro che rinnova così la sua funzione distributiva.

I due edifici ospitano funzioni differenti: nella zona orientale si posizionano gli spazi di servizio per il pubblico, in diretta comunicazione con il parco e fruibili liberamente, mentre a nord il progetto prevede l’esposizione museale che può così assumere sembianza di percorso circolare e continuativo su più livelli. Il chiostro viene così ricostituito nella la sua essenza di filtro e quindi di passaggio tra l’interno e l’esterno. Per esigenze funzionali la porzione di chiostro qui ricomposta è progettata come uno spazio interno grazie al trattamento della facciata resa semi-permeabile mediante l’apposizione di un complesso sistema di vetrate interposte a pannelli in pietra; questo nella logica di opporre alla compattezza nel muro perimetrale nord, la trasparenza dell’elemento claustrale.

Il progetto cerca pertanto di rispondere alle necessità pratiche di un moderno museo diocesano, di metterlo in comunicazione con il parco e il centro storico della città di Milano ma soprattutto di reinterpretare in chiave contemporanea l’impianto tipologico originario.

Giulia De Lucia e Silvia Levoni

Il concorso per la risistemazione del Museo Diocesano di Milano

La “casata” bianca che oggi chiude a nord il museo diocesano non fa onore alla bellezza e alla storia del sito, che risulta mutilo nella fabbrica e manchevole di spazi nell’ospitare un’esposizione museale di tanta importanza, ancor più dopo l’ingresso del contemporaneo ad arricchirne la collezione. Nel tentativo di sopperire tali lacune venne così bandito -nel 2007- il “Concorso Internazionale per il Museo Diocesano” in primo luogo per immaginare quelle nuove funzioni che lo portassero al passo coi tempi; quindi per la realizzazione di una nuova piazza -mediante la ricostruzione del corpo di fabbrica mancante- dotando il Museo di quegli spazi di aggregazione sociale che gli consentissero di confrontarsi degnamente con la realtà urbana limitrofa e -in definitiva- con la contemporaneità. Con queste premesse il Concorso diveniva occasione di ricerca per un nuovo rapporto fra tradizione e innovazione sul quale si cimentassero architetti provenienti da ogni dove. Al concorso parteciparono infatti ben novantotto studi di architettura o raggruppamenti. Di questi ne furono selezionati dieci, tra i quali risultò vincitore il progetto dell’architetto Josef Llinas Carmona che purtroppo non ebbe seguito ai fini della realizzazione. I disegni dei dieci studi selezionati -fra i quali si segnalano Antonio Citterio, David Chipperfield e Heinz Tesar- furono quindi inseriti in  una pubblicazione a cura del Museo Diocesano e del Comune di Milano, a  stampa per i tipi della editrice Tecniche Nuove. Assai diversi gli esiti concorsuali, come prevedibile, ma con alcuni criteri comuni: il mantenimento di una certa continuità tra il parco e il corso di Porta Ticinese; ed una chiara e marcata suddivisione  degli spazi tra gli spazi fra estroversi -vetrati e aperti all’accesso esterno- ed introversi, chiusi, spesso interrati. Solo una parte dei progettisti ha ritenuto di proporre una ricucitura totale o parziale del fronte edilizio sul corso di porta ticinese. Nove su dieci hanno ricostruito il quarto lato del chiostro.

 

10 progetti selezionati

Josef Llinas Carmona, progetto vincitore

Antonio Citterio, secondo classificato

Paolo Brescia, terzo classificato

Adam Caruso

Marco Cerri

David Chipperfield

José Fernando Goncalves

Cruz y Ortis arquitectos S.L.

Heinz Tesar

Cino Zucchi

ALBUM

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