LA PRIMA PORTA DI BRONZO DEL BATTISTERO

Un capolavoro nato dalla competizione

 

Timothy Verdon, Direttore Museo dell’Opera del Duomo

Tutti sanno del concorso che all’inizio del Quattrocento ha assegnato la seconda porta bronzea del Battistero a Lorenzo Ghiberti, che appena diciannovenne, batté Filippo Brunelleschi ed altri per ottenere la commissione. Anche la prima porta, realizzata da Andrea Pisano tra il 1330-1336, nacque in un clima di competizione. Firenze, che nel 1289 a Campaldino aveva condotto i guelfi della Toscana a vittoria, voleva dimostrare anche nell’arte monumentale la sua superiorità alle altre città stato della regione. Così, oltre all’enorme nuova cattedrale iniziata appena sette anni dopo Campaldino – nel 1296 – negli anni 1300-1310 cominciò a decorarne la facciata con statue e rilievi di Arnolfo di Cambio, come risposta a quelle realizzate da Giovanni Pisano pochi anni prima per la cattedrale senese. Poi, tra gli anni 1320-1330 mise mano al Battistero, già ultimato da più di una generazione, ma sprovvisto di sculture esterne; l’idea della porta bronzea prende forma in questo momento.

Dopo l’oro e l’argento, il bronzo era la materia più nobile e costosa con cui si potevano fare porte monumentali. In Sicilia, in Italia meridionale, a Verona e a Venezia c’erano porte bronzee, ma l’unica chiesa in Toscana ad averne era la Primaziale di Pisa, dove si ammira ancora quella di Bonanno Pisano, della fine del XII secolo. La decisione dell’Arte di Calimala di fare una porta di bronzo per il Battistero fiorentino era dunque una sorta di sfida all’interno dell’antica rivalità con la Repubblica marinara: Firenze avrebbe prodotto porte più magnifiche e più moderne di quelle romaniche pisane.

Ci fu anche un’altra ‘competizione’ più vicino a casa: quella tra le due più importanti ‘arti’ ossia corporazioni fiorentine, l’Arte di Calmala e l’Arte della Lana. Calimala, che nel Duecento aveva portato a termine la costruzione del Battistero, nei decenni successivi al 1296 vide minacciato il suo prestigio dal magnifico inizio dato dall’Arte della Lana al nuovo Duomo, dove la decorazione scultorea segnava la coeva svolta dai modi bizantini verso un’arte più naturale. Moderne erano le statue di Arnolfo per la facciata di Santa Maria del Fiore, arcaiche invece i mosaici duecenteschi in San Giovanni. Così già negli anni 1310-1320 Calimala commissiona a uno scultore che aveva lavorato sulla facciata iniziata da Giovanni Pisano a Siena, Tino di Camaino, statue per i portali del Battistero di grandezza più che il naturale, i cui resti sono oggi al Museo dell’Opera.

Data però la difficoltàcon poche anche se avanguardistiche sculturedi contrastare l’effetto dell’enorme facciata che sorgeva di fronte al Battistero, già nel 1322 l’Arte di Calimala adottò una politica diversa: non più statue in marmo, ma grandi porte di bronzo sul modello di quelle di Pisa. La Primaziale pisana avevaporte di legno e d’argento oltre che di bronzo, e così nel 1329 l’Arte di Calimala inviò un suo rappresentante a Pisa per studiarle,e poi a Venezia per identificare un possibile esecutore tecnico.

Quattro delle cinque porte pisane sarebbero state distrutte nell’incendio che nel 1595 devastò la Primaziale, ma la quinta, detta “di San Ranieri”, si è salvata e può suggerire il retroterra concettuale della prima porta del Battistero fiorentino, di più o meno centocinquant’anni posteriore. Si tratta di una porta istoriata tutta di bronzo, con venti scene della vita di Cristo nei riquadri di un telaio ideale: in ognuna delle valve cinque registri con due riquadri, tra fasce di figure emblematiche sotto e sopra, larghe come le valve stesse. Anche la porta di Andrea Pisano sarà divisa in venti storie in cinque registri sopra figure delle Virtù teologali e cardinali, più l’Umiltà (aggiunta per far tornare la simmetriacompositiva).

Il confronto dell’opera trecentesca fiorentina con quella romanica pisana mette in luce numerose differenze, di cui la più evidente riguarda l’impaginazione delle scene, a Firenze insistentemente gotica. Laddove nel XII secolo Bonnano aveva collocato le sue figure direttamente nei riquadri del telaio, Andrea Pisano crea in ogni riquadro una cornice quadrilobata ed è in questa che inserisce le figure. La complessa geometria di questa forma (che sovrappone quattro cerchi a un quadrato girato per diventare losanga è di derivazione francese, e questo rimando all’arte d’oltralpe, dagli italiani d’allora considerata “moderna”) fu probabilmente voluto dal committente, l’Arte di Calimala, preoccupata di mettere in evidenza il proprio carattere internazionale e la conoscenza dell’elegante stile parigino, in confronto all’Arte della Lana, il cui maestro prescelto, Arnolfo di Cambio, aveva elaborato invece un idioma legato all’antica Roma, non alla Parigi contemporanea. Il modulo francese fu comunque ritenuto un elemento fondamentale, tanto che il committente l’imporrà anche alle seconde porte – quelle del 1402 commissionate al Ghiberti – e quasi certamente intendeva replicarlo ancora nelle ultime porte, quelle dette “del Paradiso”,concepite originalmente con la stessa suddivisione in venti scene istoriate e con otto figure emblematiche, esattamente come le porte di Andrea Pisano.

CRONOLOGIA PORTA SUD

L’artista delle prime porte bronzee del Battistero

Firenze al secondo posto dopo Napoli

Chi era Andrea Pisano, e come ha avuto la più importante commissione artistica del suo tempo? Non era la prima scelta dei committenti: la prima menzione documentaria di porte metalliche da fare per San Giovanni, risalente al 1322, parla di Tino di Camaino come disegnatore dell’opera da realizzare. Il progetto tardò a decollare, e quando fu ripreso nel 1329-30 venne affidato acerto Andrea di Pontedera, che fermerà la porta in alto con le parole: ANDREAS : UGOLINI : NINI : DE : PISIS : ME : FECIT : A : D : M : CCC : XXX.  Ma perché proprio lui, Andrea di Ugolino di Nino di Pisa? Che n’era successo di Tino di Camaino?

Nel 1323-24 Tino fu chiamato a Napoli, al servizio del Re Roberto d’Anjou, e ivi morirà nel 1337. Di Andrea di Pontedera o “de Pisis” o “Pisano”, di poco più giovane di Tino, non ci sono informazioni prima della importantissima commissione per la porta del Battistero. Come fu scelto allora? La risposta più ragionevole a questa domanda è che sia stato raccomandato dal maggiore artista del tempo, Giotto di Bondone, con il quale Andrea collaborerà negli anni seguenti per le sculture del campanile, del cui cantiere assumerà la direzione alla morte di Giotto nel 1337. Dal 1329 fino al 1333, anche Giotto si troveràpresso la corte angioina di Napoli, ed è possibile che un rinnovato invito a Tino per la porta di San Giovanni, da parte dell’Arte di Calimala, abbia suscitato dal compagno pittore – da Giotto cioè – la proposta alternativa di Andrea Pisano.

Tale ipotesi è tanto più persuasiva per la evidente dipendenza di Andrea dall’arte di Giotto nelle scene della vita di san Giovanni della porta. Nell’impostazione narrativa, nelle composizioni, nella costruzione delle figure e nei drappeggi, Andrea è alunno di Giotto. La scena narrante di Salome che avendo chiesto a Erode la testa del Battista come prezzo della sua danza – porge alla madre Erodiade il macabro trofeo, riprende esattamente l’analogo trattamento del soggetto negli affreschi di Giotto alla cappella Peruzzi a Santa Croce, di circa dieci anni prima. Qui e in molte altre scene risulta inoltre chiaro che Andrea non era del tutto a suo agio con la cornice mistilinea voluta dal committente, preferendo i campi visivi quadrati e rettangolari degli affreschi di Giotto; infatti, all’interno della moderna forma quadrilobata Andrea spesso inserisce un edificio scenico rettilineo come troviamo nella pittura di Giotto da Assisi in poi. Solo in quelle che possiamo considerare le sue ultime composizioni per la porta troviamo qualche adattamento al movimento curvo della gotica cornice quadrilobata.

Con i suoi venti episodi distinti della vita di san Giovanni, la porta di Andrea Pisano fu il più articolato programma narrativo realizzato a Firenze nel primo Trecento, paragonabile solo al grande racconto di Maria e di Cristo eseguito da Giotto nella Cappella Scrovegni a Padova. Andrea inizia il racconto in alto, come Giotto aveva fatto a Padova, nonché nelle cappelle Bardi e Peruzzi a Santa Croce, e lo sviluppa ‘a dittico’: prima nella valva a sinistra, poi in quella a destra. In ogni registro le scene della valva destra non seguono quelle della valva sinistra, cioè, ma appartengono a un capitolo successiva della storia del Santo. La ragione di questa scelta è probabilmente la volontà di collocare nelle posizioni di maggiore visibilità – nei registri inferiori cioè – eventi chiave ma distanziati nell’ordine narrativo: il Battesimo di Cristo, ad esempio, accanto al Trasporto della salma di san Giovanni.

La sala delle tre Porte

Un unicum della museologia mondiale

Con l’allestimento della Porta Sud al Museo dell’Opera del Duomo alla fine del 2019, si completa il progetto museologico definito quasi dieci anni fa da Mons. Timothy Verdon insieme agli architetti Adolfo Natalini, Piero Guicciardini e Marco Magni. Si crea così a Firenze un unicum tra le grandi collezioni del mondo: la concentrazione di più esempi, strettamente collegati tra di loro, di una delle più importanti categorie di arte monumentale, quella appunto della porta di metallo istoriata.

Nella ‘Sala del Paradiso’ del Museo il visitatore potrà vedere una a pochi passi dall’altra le prime, le seconde, e le terze porte di bronzo realizzate per il Battistero fiorentino: la trecentesca Porta Sud, la quattrocentesca Porta Nord, e frammezzo l’opera che inaugurò l’età d’oro del primo Rinascimento, la Porta del Paradiso. A differenza di altre situazioni in Italia e all’estero, in cui si vede una sola porta, o forse due, spesso ancora agli ingressi delle loro chiese e in condizioni di imperfetta visibilità, al Museo dell’Opera tutte e tre le Porte saranno esposte in teche uguali, con lo stesso sistema d’illuminazione, dopo interventi da parte dello stesso istituto di restauro, l’Opificio delle Pietre Dure, in un arco di tempo straordinariamente breve: dalla fine del restauro della Porta del Paradiso nel 2012, gli altri due interventi hanno richiesto complessivamente sette anni. Ciò significa che il visitatore – esperto, studente o turista che sia – potrà cogliere in un’esperienza focalizzata e intensa sia le somiglianze che le notevoli differenze di stile che caratterizzano i centocinquant’anni ricoperti dalle tre Porte: dall’inizio della Porta Sud nel 1330 all’ultimazione della Porta del Paradiso nel 1452. L’intero primo Rinascimento su una parete – da Andrea Pisano, collaboratore di Giotto, al Ghiberti, primo maestro di Donatello, Paolo Uccello, Luca Della Robbia, Michelozzo. Di fronte alla parete delle Porte, poi, le statue di Arnolfo di Cambio (nella ricostruzione in scala 1:1 della sua facciata per il Duomo), e in mezzo alla Sala la Porta che, a dire del Vasari, Michelangelo considerò “degna del Paradiso”.

Sommando facciata e Porte, la Sala offrirà non solo centinaia di figure umane in marmo e bronzo organizzate in più di cinquanta ‘storie’ bibliche, ma anche la storia dell’arte di raccontare tra Medioevo e Rinascita, rendendo intelligibile l’emozionante ricerca fiorentina dell’uomo, delle sue motivazioni leggibili nei gesti e nei volti, della sua psicologia studiata nei personaggi.

Dall’ancora arcaica solennità di Andrea Pisano, alla grazia coreografica della prima Porta del Ghiberti, al dramma carico di sorprese delle scene della Porta del Paradiso, la Sala rivelal’anima europea attraverso cinque generazioni: dall’epoca di Dante a quella in cui nacque Leonardo.

Come testimonianza religiosa, infine, la Sala delle Porte potrà essere paragonata solo alla Cappella Sistina. Storie della Genesi, patriarchi, profeti, Maria, Cristo, San Giovanni Battista: una densità narrativa tutta radicata nelle Scritture Giudeo-cristianeassolutamente unica, se non, come appena detto, per la cappella dei papi in Vaticano, decorata in buona parte da artisti che ben conoscevano le tre Porte: Botticelli, Ghirlandaio, cosimo Rosselli, Michelangelo Buonarroti. Lo stesso Michelangelo che stimò l’ultima delle tre Porte “degna del Paradiso”.

 

 

Foto di copertina: Porta Sud del Battistero di Firenze di Andrea Pisano

Courtesy: Opera di Santa Maria del Fiore, Firenze, FOTO Antonio Quattrone

 

 

 

 

 

 

 

Per ulteriori approfondimenti

LE TRE PORTE DEL BATTISTERO DI FIRENZE

 

ARRIVA AL MUSEO DELL’OPERA DEL DUOMO A FIRENZE, DOPO IL RESTAURO , LA PORTA SUD DI ANDREA PISANO