Toccare l’arte. La Raccolta Lercaro e l’esperienza delle visite tattili

«Nulla è nell’intelletto che non si trovi prima nei sensi». Così San Tommaso d’Aquino affermava la possibilità per l’uomo di accedere all’intangibile partendo dalla vita concreta. Le potenzialità racchiuse nell’esperienza sensibile erano chiare anche al Cardinale Giacomo Lercaro (arcivescovo di Bologna dal 1952 al 1968), così come la necessità di accordare la sensorialità al pensiero.
Lercaro, intuendo la forza dell’arte quale linguaggio capace di rivolgersi a tutti perché aperto a più registri percettivi e a diversi livelli di lettura, già dal 1971 aveva reso fruibile la sua collezione. È da qui, dall’acuta intuizione di un uomo di Chiesa, che nasce la “Raccolta Lercaro”, museo di arte antica, moderna e contemporanea oggi situato nel cuore di Bologna (via Riva di Reno 57).
Da allora, l’attività del museo è stata un succedersi di iniziative volte a far conoscere la collezione attraverso metodi tradizionali: conferenze, visite guidate e laboratori con i ragazzi delle scuole.
Ma la crescente differenziazione dei pubblici sotto diversi profili – sociale, linguistico, culturale – la frammentazione delle esperienze di frequentazione dei luoghi della cultura – che nei ragazzi delle scuole si polarizza agli opposti, dalla consuetudine grazie allo stimolo dei genitori, alla completa estraneità – la necessità di rendere sempre più concreta l’inclusione e, non da ultimo, il desiderio di aprirsi a nuove forme di partecipazione del pubblico, negli ultimi anni hanno indirizzato il museo verso la sperimentazione di nuove modalità di fruizione dell’arte.
La chiave di volta da cui ha preso avvio la progettazione si è rivelata proprio la consapevolezza del ruolo fondamentale del corpo nell’esperienza quotidiana di relazione con ogni aspetto del reale. E così, a partire dal 2015 la Raccolta Lercaro ha iniziato a sperimentare un approccio aptico all’arte, cioè condotto attraverso il “tatto attivo”.
Le prime esperienze sono scaturite da una sinergia con il Comune di Bologna e con l’Istituto dei Ciechi “Francesco Cavazza”. Le persone, vedenti e non vedenti di ogni età, sono state guidate nella fruizione tattile di sculture della collezione permanente selezionate in base al tema (la maternità e le forme della natura) e alla tecnica di realizzazione (opere in bronzo, legno e marmo senza finitura pittorica o patine di particolare delicatezza conservativa).
Questi primi incontri si sono rivelati potentissimi nell’impatto sul pubblico e hanno generato la nascita di un servizio stabile all’interno del museo, offerto secondo diverse modalità. La prima, più semplice, è quella che permette a ogni visitatore di esplorare in autonomia la scultura in bronzo Tobiolo, di Enzo Pasqualini, accompagnata da un testo in braille e con caratteri adatti alla lettura da parte di persone ipovedenti. La seconda modalità è quella che prevede la possibilità per chiunque ne faccia richiesta di concordare una vera e propria visita guidata. L’ultima proposta, invece, riguarda specificamente le scuole: si è deciso, infatti, di allargare i confini della proposta educativa estendendola, su richiesta dell’insegnante, all’esplorazione tattile di alcune opere partecipata da tutta la classe.

Le ragioni di questa scelta risiedono sia nella volontà di rendere concreta l’inclusione di bambini con disabilità laddove presenti, sia nell’aver via via sperimentato la fecondità che questo tipo di approccio può portare in termini di “comunione”. Infatti, in un momento storico particolarmente complesso, in cui le classi scolastiche sono caratterizzate da una crescente multiculturalità, che significa ricchezza ma anche diversità di lingua, di approcci, di visioni, l’esperienza del reale fatta per mezzo della sensorialità pone coloro che la sperimentano in una condizione paritetica. Le difficoltà e i rischi di incomprensione derivati dal linguaggio vengono annullati, i codici culturali, che la vista interpreta immediatamente e spesso automaticamente, passano in secondo piano. La fruizione rimane affidata interamente al tatto, che diviene il mezzo comune a tutti per la lettura dell’opera, mentre il gesto, cioè il modo di far scorrere le mani, si trasforma in metodo.
Le dita “assaggiano” le forme, i volumi, le qualità della materia e, in sincrono, nella mente si formano immagini corrispondenti alla percezione, che è sempre e solo personale, unica: alla fine dell’esperienza tutti si sono sentiti coinvolti perché hanno vissuto un rapporto diretto con l’opera. Solo a questo punto è possibile confrontarsi e dare forma concreta all’immagine mentale attraverso le possibilità plastiche della creta. Senza giudizio, solo come gioco serio di rielaborazione e appropriazione dei contenuti profondi dell’opera.
Ma, nel concreto, come si svolge una visita tattile? La persona, posta davanti all’opera, è invitata innanzitutto a percorrerne con le mani lo sviluppo perimetrale: in questo modo può interiorizzare le dimensioni e gli spessori ed entrare progressivamente nella modalità percettiva fornita dal tatto. Successivamente, le dita delle mani, guidate da quelle della guida, scorrono lentamente sulla superficie dell’opera compiendo movimenti diversi – avvolgenti, circolari, prensili, a pressione o a sfioramento – per percepire i dettagli. La spiegazione simultanea del contesto storico-artistico che riguarda l’opera accompagna l’esperienza.
Diverse le reazioni: all’entusiasmo e alla freschezza dei bambini si contrappongono spesso gli atteggiamenti più restii degli adulti. Per i non vedenti è paradossalmente più facile, mentre per i vedenti, che normalmente utilizzano il tatto in associazione alla vista, si tratta di confrontarsi con una modalità percettiva che crea straniamento, ma che poi, in un tempo lungo, conduce a considerazioni importanti sul proprio approccio alla realtà.
Vivere un’esperienza di percezione tattile dell’opera d’arte può essere faticoso, ma rappresenta un’opportunità perché allarga gli orizzonti percettivi e cognitivi. Provare per credere.

Francesca Passerini

Francesca Passerini

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali all’Università di Bologna (2005), ha successivamente conseguito il diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato della medesima città. Si è poi formata nell’ambito della comunicazione/educazione all’arte, con particolare riferimento alla didattica rivolta a ipovedenti e non vedenti. Dal 2007 lavora come storica dell’arte presso la Raccolta Lercaro di Bologna.

 

Le foto sono per gentile concessione della ” Raccolta Lercaro    http://www.raccoltalercaro.it/.  Tutti i diritti riservati.