Together, Jaume Plensa | San Giorgio Maggiore, Venezia.

In occasione della 56. Esposizione internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia, uno dei luoghi più celebrati di Venezia, la Basilica di San Giorgio Maggiore, ospiterà Together, una mostra di rilievo delle nuove opere dell’artista spagnolo Jaume Plensa. La mostra è stata organizzata in collaborazione il ramo Onlus dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore sotto la denominazione di BENEDICTI CLAUSTRA ONLUS che svolge un’attività di utilità sociale nel settore della tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico, con particolare riferimento al patrimonio culturale, storico ed artistico rappresentato dall’Abbazia di San Giorgio Maggiore in Venezia e dall’Abbazia di Praglia situata nelle vicinanze della città di Padova.

Plensa (Spagna, nato 1955) è uno dei maggiori artisti di fama mondiale a lavorare in spazi artistici pubblici, con opere permanenti in tutto il mondo, tra cui la Crown Fountain (Chicago), Echo (Seattle), Breathing (Londra) e Roots (Tokyo). Curatore della mostra è Clare Lilley, Direttore del Programma presso lo Yorkshire Sculpture Park.

Per quattrocento anni la Basilica di San Giorgio Maggiore è stata un luogo di culto, comunicazione e meditazione, in cui la profonda architettura del Palladio crea un ambiente contemplativo e che induce alla calma. La risposta di Plensa a questo spazio così pregno è rappresentata da Together; una conversazione tra due sculture: una mano sospesa sotto la cupola con l’altare che fa da sfondo, e la testa situata nella navata. Collocata lungo l’asse principale est-ovest dell’edificio l’opera crea una linea ideale lungo la quale si sviluppa un discorso spiritual e intellettuale che evoca emozioni e cerca un contatto intuitivo con i visitatori.

Le opere di Plensa, che parla cinque lingue e conduce una vita nomade che lo porta a girare il mondo, riflettono il desiderio di infrangere le barriere. La fusione delle differenze rappresenta il centro delle sue opere, qui ulteriormente sottolineato e dall’installazione di disegni meticolosi e da un gruppo di cinque ritratti in alabastro nella contigua Officina dell’Arte Spirituale situata a 300 metri dall’ingresso alla Basilica sull’estremo settentrionale dell’isola. Immerse nell’oscurità e illuminate per rivelare la loro luminosa opacità, le sculture sono state realizzate utilizzando scansioni elaborate di ragazze vere; scelte perché, come i nomadi, hanno viaggiato, si sono stabilite e hanno viaggiato di nuovo. Sono state scelte anche perché adolescenti sul punto di partire e arrivare, le cui potenzialità, come quelle di tutta l’umanità, splendono in modo così vivace.

Le sculture di Plensa fanno riferimento alla tradizione giudaico-cristiana, ma al tempo stesso sono collegate, con maggior respiro, alla storia dell’uomo, in cui la creazione dell’arte ha risposto a finalità sociali e che è possibile vedere nell’evoluzione della storia e della geografia: a partire dal Paleolitico Superiore Croato, con incisioni che risalgono a 26.000 anni fa; in eleganti e affusolate mani incise nella pietra dall’Egitto del 1300 a.C. Per questa ragione, ma non solo, le forme di Plensa entrano in contatto con le persone e le accolgono nella Basilica. Realizzate in acciaio inossidabile che distilla e la diffonde luce, la mano e la testa di Plensa sembrano essere una nebbiolina che cambia di aspetto e che attira e cattura lo sguardo attento. La mano aperta e che crea un gesto è formata con i caratteri di otto lingue e racconta l’incontro di popoli e tradizioni. Allo stesso modo il volto di Nuria racconta la diversità; il soggetto è la figlia di un amico cinese di Barcellona, che nonostante la giovane età ha già attraversato molti confini.

Clare Lilley, curatore, ha così commentato: “le installazioni di Plensa per l’Isola di San Giorgio Maggiore sono una testimonianza della sua percezione acuta dello spazio e della scala. Le sue sculture non si impongono su questi spazi storici; piuttosto ne catturano e riflettono la luce e le ombre reali interne per comunicare con una lingua metaforica. Entrambe colpiscono l’occhio e sono intime, attirano la nostra attenzione su un mondo in cui la migrazione e la differenza sfidano i comportamenti civilizzati in questo luogo, che per secoli ha accolto viaggiatori da tutto il mondo, le opere di Plensa uniscono persone di fedi diverse e chi non crede.”

In collaborazione con l’Abbazia di San Giorgio, nell’ambito delle attività culturali della Benedicti Claustra Onlus, Together mira a promuovere gli sforzi della comunità Benedettina volti a sviluppare una serie di progetti di restauro del complesso monumento palladiano di San Giorgio Maggiore. Ispirato agli elementi testuali del corpus delle opera di Plensa, il progetto ha contribuito con una generosa donazione al restauro di alcuni corali miniati dell’abbazia del XV e del XVI, fin ora troppo delicati per poter essere studiati ed esposti al pubblico. Durante tutto il periodo della mostra un corale miniato sarà esposto sul leggio del badalone del coro maggiore.

Carmelo Grasso, direttore della Benedicti Claustra Onlus, ha così commentato: Durante tutto il periodo della mostra un corale miniato dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore, strumento liturgico della preghiera e del dialogo spirituale che in passato i monaci utilizzavano quotidianamente per la preghiera comunitaria, verrà posto sul leggio del badalone del coro dietro l’altare maggiore, un contributo della comunità benedettina per rafforzare il senso dello stare insieme, del dialogo intellettuale/spirituale tra la mano, la testa e chiunque voglia entrare in relazione con l’opera dell’artista e la grande basilica Palladiana.

La mostra Together è sostenuta dalla Richard Gray Gallery e dalla Galerie Lelong.

 

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