Convegno di Studi

Un capolavoro dell’architettura barocca. La cappella della Sindone tra storia e restauro.

Torino, 28-29 Settembre 2018

Giulia De Lucia

 

La conferenza stampa della mattina di giovedì 27 Settembre, cui sono intervenuti il Ministro Alberto Bonisoli, la Sindaca Chiara Appendino, l’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, la Direttrice dei Musei Reali di Torino Enrica Pagella e il Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, apre i tre giorni che Torino dedica a uno dei suoi monumenti simbolo, finalmente restituito alla comunità tutta.

La Cappella della Sindone, opera dell’eccellente genio guariniano, torna al mondo riconsegnata dal Mibac dopo una grandiosa opera di restauro durata più di venti anni a seguito dell’incendio del 1997. Questo colpì la Cappella a pochi giorni dallo smantellamento del precedente cantiere di restauro, che aveva visto la chiusura del monumento già per diversi anni, e degradò profondamente i materiali lapidei interni della cappella, che risultarono irrimediabilmente alterati non solo nel loro aspetto artistico ma soprattutto nelle loro capacità strutturali.

I due giorni di convegno, che si avviano dopo il taglio del nastro e la riapertura al pubblico, raccontano in diverse sessioni, tutte introdotte dai canti del Coro dell’ Abbazia della Novalesa attraverso le Antifone della Liturgia della Sindone, la storia della Cappella, che da contenitore del Santissimo Sudario, la cui devozione è intrinsecamente legata alla storia della città e della dinastia sabauda (A. Merlotti), diventa essa stessa un “contenuto”, simbolo di un eccellenza come Guarino Guarini.

Architetto dal profondo spirito europeo che ben rappresenta la cultura di un Seicento che scopre le meraviglie del Barocco ma anche la scienza di Cartesio, Leibniz e Pascal, Guarini domina il contenuto artistico tanto quanto il sapiente uso delle leggi geometriche e fisiche, di cui l’arditezza della Cupola ne è eccezionale espressione (P.Portoghesi).



Una cupola rarefatta, in cui la compattezza materica della calotta è forata e invasa di luce, a rafforzare il senso di ascesa di un pellegrinare faticoso verso il Sudario. Un percorso fatto di scelte, ripensamenti e aggiustamenti, come quello della progettazione intrapresa dal Guarini, di cui rimangono purtroppo poche testimonianze, ma che si è potuto ricostruire da un’attenta lettura delle incisioni e rilievi che lasciano emergere le modifiche apportate in corso d’opera dal Guarini sugli aspetti sia strutturali che formali della Cappella (G. Dardanello). Il suo genio emerge, inoltre, nelle scelte di progettazione funzionale, pensate per consentire le opportune celebrazioni di ostensione, nonché nei rimandi simbolici di una decorazione anch’essa celebrativa non solo del sentimento religioso ma anche della famiglia ducale (J. Beldon Scott). I Savoia infatti, proprietari della reliquia, vivono con essa un profondo rapporto di devozione “privata” e il desiderio di disporre autonomamente del sudario è alla base della costruzione della Cappella. Ma il luogo di confine tra palazzo e Duomo, se ben si adatta a una società seicentesca, dove appare difficile una separazione tra vita politica e vita religiosa, diventa di più complessa gestione negli anni in cui si forma lo Stato Italiano con conseguenze sia pratiche che concettuali sulla manutenzione della Cappella (P. Cozzo, A. Longhi). Inoltre, la presenza dei monumenti funebri sabaudi di metà Ottocento, dedicati a celebrare la dinastia, sanciscono in qualche modo l’oscurarsi del ruolo del Sudario come palladio dinastico (M.B. Failla).

Il primo giorno di convegno racconta in due sessioni, la nascita, il senso e lo sviluppo di un’opera d’architettura che condensa arte e devozione (J. Durand) e che nasce per contenere, e contiene per molto tempo, la reliquia più importante della cristianità, la cui storia devozionale ha avuto natura e significati diversi in ogni epoca storica.  Il valore devozionale della Sindone va affrontato, quindi, tramite attenta conoscenza del contesto spirituale e teologico, nonché politico (G.M. Zaccone).

Ma sono forse gli interventi del secondo giorno a toccare il cuore degli uditori, tra cui non solo studiosi, e cittadini torinesi, ma anche molti giovani, appartenenti a “quella intera generazione che non ha potuto godere di quest’opera” e di cui fa parte anche la Sindaca Appendino, come lei stessa ha ricordato nella conferenza inaugurale.

La sessione è organizzata in un crescendo cronologico aperto dal Prefetto Giuseppe Forlani che racconta le prime ore e i primi giorni dopo l’incendio della notte dell’11 Aprile 1997. Le misure che si resero immediatamente necessarie e la capacità di una macchina amministrativa di organizzazione ed efficienza esemplare, anche in un momento di emergenza. La mattinata del congresso è segnata da interventi puntuali ma anche da aneddoti personali che raccontano il retroscena umano di una comunità ferita che ha rischiato di perdere uno dei suoi monumenti più importanti. Ma anche una comunità resiliente che avvia immediatamente tutto ciò che è necessario affinché la cupola venga restituita al mondo. Il “Cantiere della Conoscenza” viene descritto dall’ attuale Soprintendente Luisa Papotti: una grandiosa opera di studio e di approfondimento, di ricostruzione conoscitiva della Cappella, necessaria all’avvio di un cantiere di restauro coerente ed efficace.

L’intervento di Paolo Napoli, che si occupò del rinforzo strutturale, è il punto focale di dramma e catarsi, in cui la minaccia strutturale di crollo viene scongiurata grazie alle competenze ingegneristiche di un team all’avanguardia, e la cupola consolidata è pronta per i restauri delle superfici e la messa in efficienza del complesso. Un consolidamento strutturale, quello progettato da Napoli e il suo team, che mostra un grande rispetto per il bene architettonico e per l’eredità culturale lasciata dal Guarini. Lo schema strutturale originario, ideato dall’Architetto, è stato infatti attentamente investigato e calcolato tramite l’uso di tecnologie innovative e tecniche tradizionali al fine di poter rispettare il più possibile il progetto di Guarini, potenziando al massimo la capacità strutturale degli elementi superstiti e integrando tutte quelle porzioni mancanti necessarie alla “riattivazione” della macchina strutturale originaria.

Successivamente, la restituzione dell’immagine raccontata da Marina Feroggio, direttore dei lavori nella fase conclusiva dei restauri, ci restituisce oggi la Cappella in tutto il suo splendore, con la consapevolezza di aver rispettato il più possibile il progetto guariniano, nella sua concezione non solo strutturale, ma anche decorativa e materica.



Le parole di Gennaro Napoli, che concludono la mattinata, riassumono gli sforzi di un cantiere di oltre vent’anni e non mancano di ringraziare tutta la “macchina torinese” che ha reso possibile questa grande impresa. Dalle amministrazioni, ai funzionari, con un particolare ringraziamento agli studiosi del Politecnico e dell’Università di Torino, che hanno collaborato nella sfida di restauro oltre le difficoltà e i personalismi. Ci piace sottolineare un passaggio del Rettore del Politecnico, Guido Saracco, moderatore della sessione mattutina, che ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno lavorato a questa impresa e che hanno mostrato “amore e rispetto per le discipline altrui”. Nel pomeriggio la tavola rotonda conclusiva ha dato voce a molti testimoni dell’incendio e delle prime fasi di emergenza, nonché ai protagonisti di alcuni passaggi delicati della ricostruzione e della grande attività di diagnostica che l’ha preceduta.

La Cappella è oggi nuovamente restituita alla comunità, che potrà farne esperienza e di cui, siamo certi, ne sarà arricchita.

Alcune riflessioni si pongono però sulla gestione dell’accessibilità ad un luogo, la Cappella, dove storicamente convivono l’accesso privato dei proprietari della reliquia, la famiglia sabauda, e che fa parte oggi del percorso dei Musei Reali di Torino, e l’accesso popolare e devozionale dal Duomo, attraverso le due scalinate laterali, che è attualmente non consentito. Si rimane in attesa che vengano definite le modalità di convivenza tra una dimensione museale del manufatto e una tensione spirituale che continua con forza ad ispirare, anche all’oggettiva mancanza della reliquia, che non sarà riposta in Cappella ma che ha trovato sistemazione nella navata laterale del Duomo.

Alla luce della mancanza del Sudario inoltre, ci si interroga sul restauro dell’altare, che fu progettato dal Guarini e realizzato dal Bertola appositamente per contenere la reliquia, istintivamente e popolarmente oggi richiesto “com’era e dov’era”. Nel corso del dibattito sono infatti emerse istanze che portano a una conservazione che renda testimonianza del tragico evento dell’incendio, a memoria di una ferita indelebile ma anche di una vigorosa spinta alla rinascita.

 

Le foto a corredo dell’articolo sono tratte da Torino repubblica