Turris Eburnea di L’Aquila opera di Augusto Angelini: da gioiello d’architettura a esempio di Ghost Architecture

 

La Ghost Architecture si sta affermando sempre più come un filone di riflessione dell’architettura moderna, religiosa o laica. Esistono numerosi casi di chiese, cappelle, edicole che, seppur costruite in epoca recente, sono cadute in disuso e, di conseguenza, sono state abbandonate. Molte di esse sono veri e propri gioielli di architettura sacra contemporanea che immeritevolmente permangono chiuse e versano in pessime condizioni. Un esempio lampante di questa latente architettura ‘fantasma’ è la Turris Eburnea, la cappella dell’ex Ospedale Psichiatrico di Collemaggio a L’Aquila.

L’edificio viene realizzato nel 1967 su progetto dell’architetto abruzzese Augusto Angelini come cappella per i sanitari e i degenti del vecchio Ospedale Psichiatrico di Collemaggio. Inserita all’interno del nosocomio, la Turris Eburnea si innalza sull’apice di una collina e si distingue nel profilo orientale della città.

Nella progettazione l’architetto ha voluto conciliare due idee, anzi due volumetrie particolari e originali: quella parallepipeda della base, con quella cilindrica e slanciata del tiburio, la turris, a cui fa riferimento la dedicazione della Cappella.

La ordinata tessitura in pietra, che caratterizza il perimetro murario esterno e il presbiterio, conferisce solidità e forza al complesso. Lo spazio interno, quello che era dedicato al culto, è circolare ed è delimitato da una corona di pilastri in cemento armato, che culminano nella grande elevazione del tiburio. La circolarità del volume interno è contraddetta, in corrispondenza dell’altare, da una muratura che funge da base al piccolo campanile a vela e, ben inserita nella nicchia absidale, delimita la superficie del presbiterio.

La torre è il vero punto di forza della struttura: pur mantenendo all’interno la forma circolare, si presenta all’esterno in una forma poligonale ben delineata da direttrici verticali, contrassegnate da spigoli e pilastri. I lisci pannelli murari presentano ampi finestroni, si innervano tra loro e culminano in una merlatura. Sulla cima della torre si distingue una piccola lanterna anch’essa movimentata da una spirale di piccole finestrelle, la cui forma richiama le monofore delle chiese medievali, e da due serie di guglie, la prima in cemento e la seconda in metallo, con al centro una croce.

La luce è la vera protagonista della Cappella e, nell’idea originaria dell’architetto, il fattore luminoso è assunto come elemento portante della struttura. All’interno della Turris Eburnea l’ingresso della luce non è soltanto su una traiettoria orizzontale, veicolato quindi dagli ampi finestroni laterali, ma ha un particolare effetto a pioggia, penetrando attraverso la spirale di finestrelle della lanterna e agevolato dalla forma a punta delle architravi.

Attualmente la struttura , che versa in pessime condizioni a causa dell’incuria e dei danni dei vandali, è inaccessibile.

Luca Capannolo

 

INFO 

le foto che accompagnano l’articolo sono fornite dall’autore e tratte dal  volume ” Architettura religiosa aquilana” di Orlando Antonini-Edizioni del Gallo Cedrone, L’Aquila 1993, vol.2, pp. 278-281.

 

Condividi articolo
Share on facebook
Facebook
Share on linkedin
LinkedIn
Share on email
Email
Share on whatsapp
WhatsApp
Articoli correlati