Con l’occasione del centenario della prima pubblicazione di Lo Spirito della Liturgia (Vom Geist der Liturgie, 1918) e dei cinquant’anni dalla morte del teologo italo-tedesco (1968), l’Istituto di Liturgia della Pontificia Università della Santa Croce ha organizzato una giornata di studio su Romano Guardini lo scorso 28 febbraio. Cento anni dopo, l’opera guardiniana continua ad essere il punto di partenza di buona parte della riflessione sulla Liturgia nel momento odierno.

La prima relazione ha trattato una questione classica per il Movimento liturgico, frutto dell’irruzione di questa corrente teologico-spirituale nel mondo cattolico: il rapporto tra pietà liturgica e non liturgica, cioè, tra celebrazione e pietà popolare. Il professore Randifer Boquiren, dell’Istituto di Liturgia della Santa Croce, ha mostrato come l’impostazione fortemente fenomenologica del pensiero guardiniano ― era lui stesso amico del filosofo Max Scheler ― fece sì che il suo approccio all’evento celebrativo consideri prima di tutto l’esperienza del soggetto. La liturgia è per la pietà popolare una sorte di faro, la cui luce la illumina e permette d’interpretarla nella sua giusta misura. L’individualità del soggetto non sparisce nella celebrazione liturgica, bensì viene integrata in un contesto più ampio, comunitario. La pietà popolare ― con le sue proprie forme, regole e dinamiche ― è come una sorte di ponte tra la preghiera liturgica e la preghiera personale di ogni cristiano.

Il prof. Albert Gerhards, dell’Università di Bonn, ha relazionato su un argomento chiave per l’architettura sacra contemporanea: il rapporto tra Romano Guardini e Rudolf Schwarz, ovvero sul riflesso estetico dello stile e il simbolismo liturgico del teologo sull’allora giovane architetto tedesco. Il pensiero di Guardini sulla Gestalt (forma) liturgica segna profondamente la sua concezione sull’estetica. La bellezza così non ha valore in sé, ma come manifestazione di un contenuto. Per quanto riguarda gli oggetti e lo stile liturgico, la forma dovrebbe essere ricondotta a una sua espressione che manifesti la sua funzione essenziale. Dal canto suo, per Rudolf Schwarz la forma non segue la funzione ― come per la Bauhaus ― ma ambedue, forma e funzione, sono dimensioni che nell’architettura cristiana non si contrappongono. Costruire era per lui dar forma a una idea, a un simbolo. Alla luce di queste considerazioni si capisce il pensiero di Schwarz a proposito della sua nota chiesa del Corpus Christi di Aquisgrana. Sulle spoglie pareti della navata dirà “questo non è vuoto. È silenzio”.

L’ultima relazione, tenuta dal prof. Silvano Zucal dell’Università degli Studi di Trento, è stata dedicata alla dimensione ludica della liturgia, uno dei punti più originali del libro di Guardini. “Ha la liturgia uno scopo?”- si è domandato il relatore. L’evento celebrativo più che uno scopo, utilitarista, ha bensì un senso. Per Guardini la liturgia è incomprensibile se la si cerca di capire soltanto dal punto di vista della moralità, della catechesi, del funzionalismo… La liturgia è davvero fine a sé stessa, come lo stesso gioco dei bambini. Il bambino esprime la sua interiorità e manifesta il suo rapporto con il mondo in modo semplice: il gioco è per lui una espansione gratuita e disinteressata della stessa vita. Ciò che la liturgia dona all’uomo è, per così dire, una giocosa infantilità davanti a Dio.

Un vivace dibattito si è susseguito dopo le tre relazioni. La giornata si è conclusa con una breve presentazione della collana Biblioteca di Iniziazione alla Liturgia, curata dall’Istituto di Liturgia dell’Università della Santa Croce, che promuove la pubblicazione di testi di alta divulgazione su argomenti attenenti il culto cristiano. La collana è arrivata al suo quarto volume, dedicato quest’ultimo alla Mistagogia dei Sacramenti, opera di Giuseppe Rupi.

Fernando López Arias, Istituto di Liturgia
Pontificia Università della Santa Croce, Roma