Valentino Vago: San Giovanni in Laterano a Milano

L’apparizione della luce

Tra i lavori più interessanti da annoverarsi nel dialogo tra arte e fede di questi ultimi anni  è certamente l’opera ambientale nella chiesa di San Giovanni in Laterano a Milano del grande pittore lombardo Valentino Vago, spentosi recentemente, realizzata tra il 2016 e il 2017. È il suo ventunesimo intervento pittorico in una chiesa priva di decorazioni e mai realmente completata.

Studente all’Accademia di Brera durante gli anni Cinquanta e influenzato da artisti come Mario Sironi o Osvaldo Licini, cerca in seguito di acquisire un proprio linguaggio espressivo, caratterizzato sia da un estremo rigore formale sia da una grande libertà espressiva. Se nelle prime opere cerca d’imitare con un linguaggio figurativo il mondo naturale, rappresentando paesaggi o figure, progressivamente tende a eliminare limiti e confini, come in Orizzonte Nero (1965), in cui va al cuore dell’idea di «paesaggio» con la semplice sovrapposizione di due colori: il bianco e il nero, il cielo e la terra. La sospensione del mondo, espressa simbolicamente attraverso il nero, si trasforma in desiderio del cielo, dell’eternità, quasi il nero e il bianco fossero attraversati e separati dalla silenziosa linea che separa la vita dalla morte.

Lentamente, la sua pittura si fa sempre più sintetica e incisiva. Vago annulla ogni illusione e artificio che nasce dall’uso della prospettiva, per creare uno spazio avvolgente che si origina dal modo a-prospettico di percepire lo spazio. I limiti della tela non sono sufficienti a tradurre la poetica dell’autore. La superficie bidimensionale riporta al carattere illusorio della rappresentazione tradizionale figurativa. Al contrario, occorre contemplare lo spazio, viverlo, abitarlo, il cielo deve diventare la dimora dell’uomo. In ogni caso, se nelle sue prime opere si manifestava una forte tensione nel contrasto dei colori che si scontravano come in una lotta sofferta, nelle ultime opere, soprattutto di carattere religioso, attraverso l’uso e l’accostamento di gialli, di azzurri, di bianchi, tutto sembra dissolversi nella pace e nella serenità della luce. Se si percepisce una tensione, questa si risolve in una trascendenza che innalza l’umano a una luce immutabile e senza divenire. È come se tutto vivesse nell’in-temporale, si dissolvesse in apparizioni trasparenti alla luce, in icone di vita perfetta.

A partire dagli anni Ottanta, Valentino Vago interviene in chiese lombarde soprattutto della prima metà del XX secolo, riqualificando spazi di non sempre grande qualità architettonica, dando loro nuova vita, affrescando completamente lo spazio interno. Negli interventi nelle cupole delle chiese dei Santi Pietro e Paolo di Rovello Porro (2002), di San Giorgio a Legnano (2000), di Maria Ausiliatrice a San Donato Milanese (1995), di San Giulio a Barlassina (1982), e nel suo lavoro di maggior rilievo, la chiesa di Nostra Signora del Rosario a Doha (2007), in Qatar, abbiamo la sensazione che ogni limite spaziale sia annullato, dissolto. In questi spazi, il fedele si sente sprofondare, innalzare, ha la sensazione di nuotare in un’immensità infinita. La sacralità degli spazi ricreati dai colori luminosi di Vago consiste probabilmente in questa sua capacità di farci abitare in uno spazio di trascendenza, in cui forme, colori, suoni e gesti si dissolvono per diventare spazio di contemplazione, da vivere nella gratuità e nel riposo.

Come in San Giovanni in Laterano. Lo spazio si configura come luogo di meditazione, di contemplazione, di preghiera. Come in una performance, l’opera nasce sotto lo sguardo continuamente sorpreso dell’artista che si lascia trasportare dalla potenza espressiva del suo gesto, dal soffio vitale da cui è animata la sua mano. In questo senso, Vago, in continua ricerca della bellezza, come spesso racconta, appare interprete dell’estetica bizantina, in cui la pittura è tesa a introdurci alla visione luminosa di un mondo trascendente. Il colore si trasforma in luce e la luce in colore. In questi spazi, l’assoluto non risiede più in un luogo, ma si diffonde dappertutto, occupando la totalità dell’estensione spaziale e temporale. Lo spazio sembra scoperchiarsi, per lasciare intravedere un mondo in cui tutto è pacificato, trasformandosi nella manifestazione della teofania divina. E la visione della luce si fa discesa dello Spirito. Per una rinascita dell’uomo.

Andrea Dall’Asta SI

Direttore Galleria San Fedele, Milano

Direttore Raccolta Lercaro, Milano

documentazione fotografica © Archivio Valentino Vago