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Viaggio per i monasteri e le abbazie in Italia

Michela Beatrice Ferri intervista Giorgio Boatti

Giunto alla sesta edizione il suo “Sulle strade del silenzio. Viaggio per monasteri d’Italia e spaesati dintorni” pubblicato dall’editore Laterza nella primavera del 2012 continua, in formato tascabile, il suo cammino verso nuovi lettori. Da questa prospettiva di distacco perlomeno temporale visto il tempo trascorso, come vede oggi il lungo viaggio al centro della sua narrazione?

 

Il viaggio che ho condotto lungo la penisola, facendomi ospitare in diversi monasteri e cercando di comprendere il senso attuale, nel mondo moderno, della vita monastica, mi rivela col passare del tempo la sua connotazione più forte, quella esperienziale.

Giornalista e storico avevo alle spalle diversi libri che avevo dedicato a momenti cruciali della storia italiana. Ma erano, con gli occhi di adesso, “libri di carta”: ovvero costruiti su un lavoro, rigoroso certo e anche faticoso, di documentazione che passava attraverso i faldoni degli archivi, gli atti giudiziari, lo spoglio di infinite testimonianze. “Sulle strade del silenzio” è nato invece da un’esperienza di vita. Non c’è riga e pagina che non nasca da un confronto diretto, immediato, coinvolgente con persone e mondi che entravano nella mia vita senza mediazioni, senza filtri intellettuali, senza arzigogolate architettura di parole: anzi, forse le cose più importanti le ho intuito attraverso il silenzio che riempiva tanti momenti delle mie giornate e risuonava nei luoghi dove sono stato ospitato.

Sono stato in giro per monasteri, lungo l’Italia, per diversi mesi. Cerchi il monastero giusto? Chiedeva chi conosceva – pochi per la verità –  la mia esplorazione. No, non cercavo il monastero giusto. Semplicemente in una situazione in cui mi pareva che la penombra fosse calata – e non solo sui passi della mia vita, giunta a un passaggio stretto, ma su un Paese che pareva abitato solo da Pinocchi e da Lucignoli – avevo bisogno di luci di riferimento. Sapevo poco, quasi nulla del monachesimo. Intuivo però  che lì vi erano, vi sono, risorse di fede, di ascolto e di condivisione,  alle quali anch’io – così lontano – avrei potuto attingere.

Mi sono affidato e ho fatto bene. La mia – più che una ricognizione culturale, intellettuale, spirituale – è, lo ribadisco, qualcosa di esperienziale. Capace – con la concretezza delle cose che accadono, degli incontri che cambiano, dei riti e delle preghiere che plasmano le giornate  – di dare un altro passo al mio procedere. “Sulle strade del silenzio”, il libro che ne è sorto, è solo l’ultimo e inaspettato dono di un cammino che non si è concluso con l’ultima tappa del mio viaggio. Continua, con fiducia. Anche se, per ora, non so dove mi vorrà condurre.

 

I monasteri e la vita monastica dopo anni di oblio sembrano essere diventati di moda negli ultimi tempi. Libri, film, documentari: non è che il successo che “Sulle strade del silenzio” ha conosciuto presso i lettori sia la spia di quel “turismo monastico” che si avvicina ai centri che riassumono una plurisecolare tradizione spirituale come se stesse procedendo a una sorta di fitness dell’anima?

 

Spero proprio di no. Devo dire che i pochi luoghi dove mi sono sentito un po’ a disagio, francamente fuori posto, nel corso del mio viaggio sono stati proprio quei luoghi dove l’eccessiva visibilità mediatica, e la trasformazione di qualche protagonista di una validissima esperienza cenobita in un personaggio che immancabilmente calca tutte le lectio magistralis di ogni festival culturale, attrae una mondanità dello spirito che mi pare l’esatto contrario di quello che si cerca, o meglio, che io cercavo, bussando alla porta di un monastero.

 

Appunto, lei cosa andava cercando?

Il mio primo contatto con la vita di un monastero è nato per caso ma subito mi ha fatto capire che nodi fondamentali del nostro vivere quotidiano, immersi nelle vicende del mondo, potevano trovare alcune risposte, o almeno angolazioni preziose dalle quali essere osservate, attingendo proprio all’esperienza plurisecolare che la pratica monastica tramanda. La ricerca interiore, facendo spazio a un silenzio sempre più difficile da trovare nelle nostre giornate, è un primo e fondamentale aspetto del viaggio al quale poi ho dato inizio: un viaggio che si è nutrito, lo ribadisco, non di teorie, ma della concretezza dell’esperienza vissuta. Li, condividendo la vita quotidiana dei monaci a Finalpia e a Cassino, a Subiaco e a Praglia e in altri luoghi, noti e meno noti, ho appreso come su temi fondamentali quali il rapporto tra solitudine e comunità, tra vita spirituale e governo di sé, tra parola e ascolto, tra coltivazione della propria autonomia e attenzione verso gli altri, corresse una preziosa filigrana tessuta dalla regola monastica. Tutto, dentro quelle mura, tiene perché rispetta un’armonia, quella dove ogni creatura ritrova la semplicità e la gioia di esserci ringraziando il proprio Creatore. Lo fa con le parole dei Salmi, quando ci si ritrova nel coro: e per me ritrovare dopo tanto tempo i gesti semplici della preghiera, attingendo appunto alle parole dei Salmi, è stato qualcosa che mi ha sorpreso ma che nello stesso tempo è venuto naturale. Come non potesse essere altrimenti. La verità, come ha detto qualcuno, è semplice. E l’errore che è complicato.

http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788842098157

 

ALBUM

Photo_Silvana Di Stefano

 

 

 

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