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Vincenzo Trione, “Effetto città”, e New York

a cura di Michela Beatrice Ferri

TRIONE_effettocittaDEF_300dpi-301x420Vincenzo Trione realizza il volume “Effetto città” (Bompiani, 2014) rifacendosi a New York, in particolare, e rifacendosi anche su suoi studi su Giorgio De Chirico. Ricordiamo che De Chirico parla anche di chiese, di San Marco a Venezia, laddove in Metafisica dell’America scrive: «A Nuova York il soffio di metafisica più potente si sprigiona dall’architettura; questa è la cosa più sorprendente e, non fosse che per questo, vale la pena di traversare l’Oceano e di soffrire il mal di mare. Negli edifici, nelle case di Nuova York ho trovato ciò che io stesso ho sentito ed espresso in una parte della mia opera di pittore: l’omogeneità e la monumentalità armonica, formata da elementi disparati ed eterogenei. Come nei miei Manichini seduti salgono e s’abbarbicano lungo il tronco dei personaggi sprofondati nelle poltrone o riposanti sopra i plinti e gli sgabelli, marosi immobili, turchini ed incappucciati di schiuma solidificata, acquedotti rovinati, templi chiusi ad ogni liturgia, frammenti di colonne antichissime accoppiati come amici inseparabili in mezzo a terreni spazzati da tanti e poi tanti eventi storici che l’auriga Destino ha guidati con polso fermo ed a briglia tesa, pini marittimi in uno salubri e malefici, alte ogive di tristissimi ospizi e figure araldiche, custodi inesorabili di vecchie fedeltà e di vecchie nostalgie; come nella chiesa di San Marco, a Venezia, tu trovi le screziature, i colori, le curve, le spirali, gli archi ed i circoli di tutti gli stili che insieme formano un blocco compatto ed altamente suggestivo, così nelle costruzioni di Nuova York tu ritrovi il dramma di tutte le costruzioni a traverso gli anni, e c’è la torre medievale ed il cottage inglese, c’è il tempio greco e la chiesa bizantina, c’è l’arco romano ed il castello della Loira, c’è il palazzo fiorentino ed il palazzo veneziano, e tutto ciò attaccato pezzo a pezzo con somma maestria, tirato su, levigato, sfumato, velato, fuso, amalgamato, insomma presentato benissimo che non c’è proprio nulla da dire. Questo è un lato dell’architettura di Nuova York; c’è poi l’altro lato, quello dell’architettura dei grattacieli o di quegli edifici enormi che, pur non essendo dei veri grattacieli, impressionano per le loro eccezionali proporzioni».

 

 

Il nostro Autore (Napoli, 1972) è docente di “Arte e nuovi media” e di “Storia dell’arte contemporanea” presso l’Università IULM di Milano, dove è Vicepreside della Facoltà di Arti, turismo e mercati e Coordinatore della Laurea triennale in Arti, design e spettacolo e della Laurea magistrale in Arti, patrimoni e mercati. È direttore del Dipartimento di ricerca in Arti e media. È stato Commissario della XIV edizione della Quadriennale di Roma (del 2003) e Direttore generale di “Valencia 09-Confines. Passajes de las artes contemporaneas” presso l’IVAM di Valencia nel 2009. Inoltre, dirige il Dipartimento di ricerca del Museo d’arte contemporanea Madre di Napoli.

Ha curato mostre in musei italiani e stranieri: tra le altre, la sezione “La natura dell’ombra” della mostra “La natura secondo de Chirico” a cura di Achille Bonito Oliva, presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma nel 2010, poi “El siglo de Giorgio de Chirico. Metafísica y arquitectura” presso l’IVAM di Valencia nel 2007, “Salvador Dalí. Il sogno si avvicina” nel 2010 e “Alberto Savinio. La commedia dell’arte moderna” nel 2011 entrambe a Palazzo Reale di Milano, e “Post-classici. La ripresa dell’antico nell’arte contemporanea italiana” al Foro romano e al Palatino di Roma nel 2013. Ha pubblicato numerosi saggi su momenti e su figure delle avanguardie e monografie su protagonisti dell’arte del Novecento quali Guillame Apollinaire, Ardengo Soffici, Giorgio De Chirico). La sua ricerca, situata nell’ambito dei “visual studies”, si sofferma in particolare sulla stagione delle avanguardie novecentesche ed è rivolta a disegnare un sistema di linguaggi artistici in cui pittura, architettura e cinema siano in costante dialogo.

 

L’8 novembre il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini, ha annunciato la scelta di designare Vincenzo Trione quale curatore del prossimo Padiglione Italia alla 56esima Esposizione Internazionale d’Arte organizzata dalla Fondazione “La Biennale di Venezia”. Il titolo della proposta curatoriale di Vincenzo Trione è “Codice Italia”. La scorsa edizione, la 55esima, vide per la prima volta la presenza della Santa Sede.

Oltre a quella di Vincenzo Trione, le altre sette proposte sono state avanzate da: Mauro Codognato (capo curatore dello Österreichische Galerie Belvedere, Vienna), Cristiana Collu (Direttore del Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto), Lorenzo Giusti (Direttore Man, Nuoro), Gianfranco Maraniello (Direttore Mambo – Museo d’Arte Moderna di Bologna), Letizia Ragaglia (Direttore Museion, Museo d’Arte Contemporanea di Bolzano), Francesco Stocchi (Capo curatore del Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam), Andrea Viliani (Direttore Madre – Fondazione Donnaregina, Napoli).

Ha dichiarato Vincenzo Trione all’Adnkronos: “Il progetto ruota intorno all’idea di individuare lo stile italiano, individuare dagli anni Settanta ad oggi, con fortissima attenzione all’oggi, quelle personalità che hanno puntato a creare opere d’arte sorrette da cura e frequentazione con la storia dell’arte, con il percorso dell’arte, certo non in chiave reazionaria”.

Queste parole di Vincenzo Trione fanno subito pensare a Giorgio De Chirico, cui ha dedicato numerosi saggi. Come ha spiegato nella sua intervista rilasciata per “Thema – Rivista dei Beni Culturali Ecclesiastici”, è proprio a Giorgio De Chirico che si ispira il suo volume “Effetto città”, da poco edito da Bompiani.

 

Le città di cui ci parla Vincenzo Trione sono – nell’ordine – Vienna (“La città come spettacolo”), Parigi (“La città come stile”), New York (“La città come montaggio”), poi Napoli, e New York, e ancora New York. New York è la vera protagonista del volume.

Vincenzo Trione spiega di avere cercato di lavorare su una sorta di cartografia dei linguaggi visuali contemporanei accostandoli e cercando di cogliere la specificità di tutte le discipline, assieme, facendole interagire e mettendole in funzione della spiegazione della città: cinema, architettura, letteratura, pittura. La città-emblema di questo discorso è proprio New York. Lo ha affascinato il modo in cui gli artisti hanno messo in scena questa città, da quella evocata di Fortunato Depero a quella astratta di Lucio Fontana e di Piet Mondrian e passando per quella assemblata di De Chirico. Nel volume laddove si parla di chiese più che di chiese si parla di cattedrali. Sono le cattedrali che fanno “grande” una metropoli ? Vincenzo Trione riferendosi ad Antonino Sant’Elia scrive così:

«C’è bisogno, egli afferma, di architetture in grado di rispecchiare le condizioni mutevoli della modernità: architetture calcolate, audaci, semplici, meccaniche, funzionali, fatte di fibre tessili, di vetri, di ferri. Non c’e più posto per la monumentalità. Siamo nel tempo della leggerezza, della temerarietà, dell’elasticità. Si avverte il bisogno di ricorrere a nuove armonie, a inattese ipotesi iconografiche. Inutile innalzare ancora cattedrali e palazzi austeri. Siamo nell’epoca degli alberghi, delle stazioni ferroviarie, delle strade immense, dei porti, dei mercati, delle gallerie, dei rettifili» (p. 539).

Scrive quindi Vincenzo Trione:

«In un saggio dedicato ai nessi tra jazz ed estetica neoplastica, Piet Mondrian scrive: “Nella metropoli in modo inconscio e in risposta ai bisogni del tempo nuovo è stata raggiunta un’abolizione della forma che è la causa del ritmo aperto che la pervade. Contribuiscono a ciò gli edifici di ogni genere, l’illuminazione e la pubblicità […]. La città dà già l’illusione di un ritmo universale. Esso è abbastanza forte da soppiantare il vecchio ritmo. Le cattedrali, i palazzi e le torri non costituiscono più il ritmo della città” (cfr. Piet Mondrian, Il jazz e il neoplasticismo, cit., p. 244), (p. 715)

 

 

Oltre a numerosi saggi su momenti e figure delle avanguardie, Vincenzo Trione ha pubblicato i seguenti volumi: Il poeta e le arti. Apollinaire e il tempo delle avanguardie (Guerini e Associati, 1999). Dentro le cose. Ardengo Soffici critico d’arte (Bollati Boringhieri, 2001). Atlanti metafisici. Giorgio De Chirico: arte, architettura, critica (Skira, 2005). La forma della città. Immagini cinematografiche e scenari urbani (Arte tipografica, 2007). Le città del silenzio. Giorgio de Chirico: architettura, memoria, profezia (Skira, 2009).

Ha curato i seguenti cataloghi: I luoghi e l’anima. Mario Sironi / Constant Permeke (Federico Motta, 2005). El siglo de Giorgio de Chirico. Metafísica y arquitectura (Skira, 2007). Confines: pasajes de las artes contemporaneas (IVAM, 2009). Ryan Mendoza. The Possessed (Electa, 2010). Pintar sobre el mar. El mar como pretexto (IVAM, 2010). Salvador Dalí. Il sogno si avvicina (24 Ore Cultura, 2010). Alberto Savinio. La commedia dell’arte (24 Ore Cultura, 2011). Post-classici. La ripresa dell’antico nell’arte contemporanea italiana (Electa, 2013). È coautore del libro Monocromos. De Malevich al presente (con G. Fabre, Ch. Ho e B. Rose, Documenta, 2004), che è stato tradotto in diverse lingue (Editions du Regard, 2004; The California University Press, 2006). Ha curato i seguenti volumi: (con G. Montesano), Alberto Savinio, La nascita di Venere. Scritti sull’arte, Adelphi, 2007. Mimmo Rotella, Anni di piombo, Abscondita, 2012. (con A. Grasso), Arte in tv. Forme di divulgazione, Milano, Johan & Levi, 2014.

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