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Westwards. Le “immagini americane” di Giovanni Chiaramonte

Una mostra fotografica al San Fedele

Il Far West: terra dell’epopea rivista attraverso l’obiettivo che ne interpreta il disagio nell’epoca attuale, quando all’eroismo delle origini subentra la stanchezza dell’abitudine frustrata dal sommarsi di crisi. “Un lungo pellegrinaggio, un cammino sofferto” scrive Andrea Dall’Asta che ha curato la mostra insieme con Laura Geronazzo.

Tra il 20 gennaio e il 20 febbraio 2014 la Galleria San Fedele ha ospitato la mostra “Westwards” dedicata al grande fotografo Giovanni Chiaramonte. A cura di Andrea Dall’Asta sj e di Laura Geronazzo, il percorso espositivo ha presentato 35 immagini tra quelle realizzate da Giovanni Chiaramonte durante due suoi lunghi viaggi compiuti tra il 1991 e il 1992 nel West del West del mondo: il mitico West americano.

Padre Andrea Dall’Asta spiega che si tratta di un viaggio «nel Nuovo Mondo degli Stati Uniti, che sin dalla loro nascita, come in una nuova Genesi, si sono compresi come gli eredi culturali e spirituali dell’Occidente, cercando di creare una sintesi tra il mondo greco-latino e quello cristiano, che si rivela nelle immagini scattate nelle grandi città americane, nei deserti e nelle spiagge sull’oceano tra California, Arizona, Texas, Alabama, Mississippi, Tennessee, Florida… La mostra si presenta come un lungo pellegrinaggio, un cammino sofferto e talvolta desolato negli immensi spazi di una civiltà, un tempo in continuo fermento ed evoluzione, sempre pronta a nuove scoperte e conquiste e oggi chiamata a interrogarsi sul suo destino. Chiaramonte ci immerge nella solitudine di metropoli deserte, nei sospesi silenzi di paesaggi attraversati da strade di cui ignoriamo la meta, in cieli immensi striati di nubi che si spalancano al nostro sguardo come metafore di un vuoto che chiede di essere colmato. Un ciglio di strada sul quale si intravedono alcune croci, un lembo di mare sovrastato da un vasto cielo trafitto da un aquilone, una scena cittadina in cui un uomo guarda verso un punto a noi sconosciuto, come senza meta…, tutto appare come un racconto mutilato, spezzato, una narrazione di cui fatichiamo a comprendere la conclusione».

Laura Geronazzo mi ha guidata nel mio piccolo viaggio alla scoperta delle immagini di “Westwards”. La linea dell’orizzonte che separa cielo e terra, la croce presente in alcune immagini, la ragazza al Memoriale dell’Olocausto di Miami – e molto altro ancora costituisce la poetica del grande fotografo Chiaramonte. «Per me vedere per la prima volta le immagini scattate da Giovanni Chiaramonte fu come fare a mia volta un grande viaggio in quelle terre americane silenziose e deserte, lungo gli sconfinati orizzonti dell’oceano, all’interno dei solitari villaggi – spiega Laura Geronazzo – dove aerei intrecci di fili elettrici, pali, strisce e cartelli stradali, semafori, favolistiche insegne con vascelli e cavalli, mitiche automobili disseminate ovunque dicono la presenza dell’uomo più dell’uomo stesso. Fu, innanzi tutto, l’esperienza di essere introdotta in un’atmosfera inedita, come entrare in un racconto dove piccole figure di donne, bambini, uomini appaiono sulla scena di tanto in tanto e misteriosamente animano una sperduta spiaggia del Texas, uno stagno della Louisiana dal quale si affaccia un alligatore, una duna assolata della California, stagliate su vasti cieli con nuvole in movimento, tra voli di aerei, uccelli e aquiloni. Figure quotidiane e apparentemente marginali, come prototipi di un’umanità semplice, colta nella verità del vivere, nella spontaneità del gesto, nell’immobilità dell’attesa. Nel disordine dello sconfinato paesaggio, privo di una qualunque estetica se non quella donata dagli elementi naturali e dall’armonia dell’inquadratura, spuntano piccole case isolate come quelle dei primi disegni dei bambini, croci e segni religiosi posti al margine di una strada, in radure deserte o semplicemente disegnate dalle ombre dei pali elettrici. Persino eventi straordinari, quali una tromba d’aria, un tornado, lampi temporaleschi nella notte assumono la sembianza usuale di un episodio familiare».

Osservo l’immagine scattata in una spiaggia di Saint Petersburg, in Florida: mi colpisce il fatto che Giovanni Chiaramonte abbia reso protagonista di questa immagine una scala, che pare unire la spiaggia al cielo. Subito Laura Geronazzo mi invita a un richiamo, spiegandomi che «come nel biblico sogno di Giacobbe, quella scala sembra partire dal cielo per scendere in riva al mare».

«Il mio viaggio americano attraverso le immagini di Giovanni Chiaramonte – spiega Laura Geronazzo – si rinnova da oltre vent’anni, ma la circostanza di questa mostra mi ha riservato un dono ulteriore: vedere i cieli, le nuvole, le figure, gli oggetti, i colori balzare fuori dalla macchina stampante più che mai vivi e sfavillanti, e venirmi incontro con nuovi emozionanti messaggi. Così, questa breve testimonianza vuole essere la mia risposta di gratitudine all’atto d’amore verso la realtà vivente che ha generato l’opera che ora è offerta al nostro sguardo, un’opera capace di suggerire l’immagine dell’Occidente contemporaneo, un’opera da contemplare nel silenzio, nell’apertura attenta degli occhi e del cuore».

GALLERIA IMMAGINI

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