Workshop “Church for the Future” -Il laboratorio e le proposte degli studenti- Report conclusivo

Presentiamo i risultati del primo workshop accreditato presso la Scuola di Architettura Urbanistica e Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano sul tema: Church for the Future. Architettura spirituali e innovazione urbana, della cui organizzazione è stata significativamente partecipe la Fondazione Frate Sole di Pavia. Il laboratorio intensivo di progettazione è stata svolto da un gruppo ristretto di studenti i quali hanno seguito il percorso didattico ideato e condotto da Tino Grisi per rintracciare una visione aperta e non conformista dell’edificio liturgico, suscitata dalla convinzione per cui: Non siamo più in un regime di cristianità perché la fede non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, per questo non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati. [1] Le architettura per lo spirito devono pertanto manifestare un mutamento nella mentalità pastorale, ma ciò non significa passare a un approccio relativistico, bensì rispondere a un’altra potente sollecitazione: quella a trasmettere la fede in un nuovo linguaggio parabolico[2]

Tanto più se accade che nei maggiori progetti di ridisegno urbano, nella riqualificazione delle aree dismesse, nei parchi infrastrutturali, lo spazio religioso semplicemente non esiste, non è contemplato. Da un lato, questo può apparire indotto dal fatto che la comunità e la forma di relazione cristiana non sono più determinabili univocamente con un luogo dentro, ma vivono in un territorio fuori, confinante e confuso con i mondi degli altri. Dall’altro, testimonia che nulla in atto sembra confutare il senza scala megalopolitano, nulla che identifichi i modi reali di un suo superamento attraverso la misura spirituale.
Intercettare il movimento delle comunità e destare, narrando, l’interesse per un’inserzione architettonica inedita nel tessuto urbano sono state le ambizioni di questo esperimento didattico che, sotto la responsabilità del prof. Marco Bovati del Politecnico di Milano e l’aiuto di Andrea Marcuccetti con Lara Magnati, ha ospitato le comunicazioni di altissimo profilo intellettuale di padre Andrea Dall’Asta, direttore della Galleria San Fedele di Milano; don Giuliano Zanchi, dell’Università Cattolica; Francesca Leto, della Facoltà teologica dell’Italia Centrale; Andrea Longhi, del Politecnico di Torino; Fulvio Adobati, dell’Università di Bergamo. Gli studenti hanno potuto confrontarsi con Luigi Leoni, presidente della Fondazione Frate Sole, autore con padre Costantino Ruggeri di edifici per il culto cristiano realizzati in tre continenti, e con i docenti del Politecnico: Marco Borsotti,  Andrea Gritti, , Eleonora Bersani e Filippo Orsini che hanno discusso e sviluppato le loro intuizioni progettuali.
Delle tre proposte qui presentate, una riguarda l’area di Santa Giulia a Milano-Rogoredo dove un’area inserita nel “Piano chiese” del PGT della città è stata interpretata come luogo di scoperta e purificazione all’interno di una vastissima zona di rigenerazione urbana ancora del tutto in fieri e alla ricerca di un comprensibile orientamento percettivo e ambientale. Luca Bulgarelli, Francesca Luppi e Flavio Palpacelli hanno immaginato uno scavo artificiale nel quale rinvenire elementi archetipici, primi del linguaggio architettonico cristiano i quali registrano sulla variabile giacitura urbana, il loro orientamento cosmico. Il nuovo edificio, la dimora comunitaria del quartiere, spazio per il culto e insieme luogo ibrido di coesistenza, sorge all’interno di questa memoria ritrovata e significativamente, assume come punti di riferimento lo sgorgare dell’acqua e la ripetizione scalare, autosimile, della croce, rinvenimento nel rinvenimento dei tratti strutturali e spaziali della costruzione che è insieme luogo dello spirito ed espressione di sostenibilità.
Gli altri due progetti concernono l’area dell’erigendo Villaggio Olimpico per i Giochi invernali del 2026, all’interno della rigenerazione urbana dell’ex-scalo ferroviario milanese di Porta Romana. Qui, in un ambito aperto individuato tra le stecche che compongono il piccolo quartiere per gli atleti (poi destinato a residenza studentesca) l’esercizio progettuale è stato quello di individuare il posizionamento e l’architettura di una cappella urbana, intesa quale spazio del silenzio e della meditazione, eventualmente utilizzabile per le celebrazioni di piccoli gruppi. Valentina Ferro ed Emma Veneziani hanno intessuto un reticolo relazionale che prende spunto dai riferimenti dell’edificato e crea dei capisaldi che permettono all’area di essere percorsa e compresa come spazio pubblico significativo: in uno di questi, baricentro attivo e non mero centro geometrico, si innesta la cappella, in una doppia conformazione spaziale generata dall’intersezione delle due giaciture principali rinvenute nell’analisi del sito. Essa è lo spazio dell’illuminazione che sorge lievemente elevato rispetto al piano di calpestio, affonda le sue basi nell’acqua e si trasforma, durante l’esperienza di approccio e sosta, da contorno rettilineo a elevazione conica: la luce fluisce nelle due metà in modi differenziati, catturata dall’alto o filtrata da una tenue costellazione aperta nei muri, stimolando da una parte il raccoglimento personale, dall’altra una ritualità possibile per una comunità effimera e sempre in cambiamento.
La proposta di Mahdi Parastarmeymandi e Mahdi Shakibaei interpreta, invece, il sito come spazio erratico dove è un assemblaggio neoplastico di setti liberi a incontrare coloro i quali si muovono tra gli edifici e rivela una traccia dove piani di terra e presenze acquatiche portato alla rivelazione della presenza auratica della cappella, interamente rivestita d’oro. Quasi contraltare alla cosmesi dorata operata da Rem Koolhaas nella vicina Fondazione Prada, il poliedro scintillante pone la questione di quale sia veramente il valore simbolico che è ancora possibile cercare e comprendere nella città; al suo interno svela due intagli luministici che relazionano al sopra e alla lontananza, rappresentati dal cielo che si riflette nel cubo vitreo superiore e dall’albero della vita che appare, inaspettato, come traguardo di una finestra che nella percezione di ciò che sta oltre trova, come tutta l’architettura spirituale, la ragione della sua presenza.

[1] Discorso del Santo Padre Francesco alla Curia romana per gli auguri di Natale, 21 dicembre 2019.

[2] Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, 167.

 

Gruppo:  Bulgarelli, Luppi, Palpacelli

 

 

 

Gruppo:  Ferro, Veneziani

 

 

Gruppo:  Parastarmeymandi, Shakibaei 

 

 

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