ZAA Zamboni Associati Architettura -Recupero del complesso monumentale dei Chiostri di San Pietro – Reggio Emilia

 

 

Una lettura ormai obsoleta delle nostre città contrappone i centri storici, luogo della conservazione, alle periferie, luogo di una più arbitraria sostituzione edilizia nel migliore dei casi. Capita raramente di poter condurre un progetto che racchiuda, in luoghi centrali, la complessità dell’intervento conservativo assieme alla sfida della sostituzione edilizia e della riscoperta di spazi pubblici. La sfida si è innestata sulla particolare natura dell’oggetto del recupero, un antico monastero inutilizzato da secoli in quanto tale ed un tempo luogo circoscritto all’interno dei suoi chiostri, spazi introversi e destinati ad una fruizione interna di pochi, con l’obiettivo di riaprirlo alla città senza snaturarne i suoi aspetti salienti.

L’intervento ha riguardato il recupero dei Chiostri benedettini di San Pietro, il più straordinario complesso monumentale della città di Reggio Emilia. Come area militare poi dismessa, questo luogo ha rappresentato una zona inaccessibile nel cuore della città storica fino al momento della riscoperta per eventi sporadici come il festival Fotografia Europea. Con l’obiettivo di rafforzarne la vocazione culturale strategica, il recupero del complesso è stato finanziato con fondi europei tramite il programma regionale POR-FESR con l’obiettivo di restituirlo a pieno come polo di rilievo internazionale.

Il progetto ha coinvolto in un’unica operazione tre interventi strettamente correlati: il completamento del restauro conservativo del corpo monumentale rinascimentale, in parte attribuito a Giulio Romano, per restituirlo alla pubblica fruizione come principale contenitore culturale della città; la rigenerazione urbana attraverso le demolizione dei retrostanti corpi minori e la ricostruzione sul sedime del nuovo fabbricato dei Laboratori Aperti Urbani, in stretta relazione gestionale con il complesso monumentale e in continuità funzionale con l’adiacente fabbricato dell’antica Scuderia, anch’essa restaurata. Il progetto si è completato con il recupero delle aree cortilive come nuovi spazi pubblici restituiti alla città, riscoprendone il ruolo di attraversamento urbano e di spazio di relazione, precedentemente piazzali e spazi di risulta derivanti dal prolungato utilizzo del complesso come caserma militare.

Concettualmente il progetto ha mantenuto in filigrana i segni delle trasformazioni che il complesso ha subito nel tempo ma anche il carattere di non finito che i secoli ci hanno restituito. Ne è una chiara espressione l’affiorare della parte basamentale alla quota ribassata del Chiostro Grande, restituendo la condizione ideale di una cavea ribassata e in diretta connessione con aree cortilive retrostanti.

I Laboratori rappresentano la “macchina” gestionale del complesso, aspetto enfatizzato dall’emergere nella copertura inclinata dei volumi tecnici a servizio anche del corpo monumentale. Il nuovo edificio definisce il completamento e la chiusura a nord del complesso, rappresentando il limite verso la città novecentesca. L’aspetto seriale, la nuda struttura, il ritmo della facciata nella ripetizione dei suoi elementi concorrono a richiamare un dialogo a distanza con l’ordine monumentale dell’edificio antico e la sua parte basamentale non finita.

crediti

Progetto architettonico, coordinamento generale e direzione lavori: ZAA Zamboni Associati Architettura

Team di progetto: Andrea Zamboni, Maurizio Zamboni, Alessandro Molesini, Daniela Conti

Direzione lavori: Arch. Andrea Zamboni

Cronologia: dicembre 2017 – marzo 2019

www.zamboniassociati.it

 

 

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